Vuoi avere un ristorante di successo? Chiamalo Mafia, Camorra o Cosa nostra

Boom dei locali con i nomi delle organizzazioni criminali made in Italy

La cosa (nostra?) è serissima. Di che parliamo? Del marchio «Mafia» che viene sfruttato (illegittimamente, considerato che nel 2018 una sentenza del Tribunale europeo ne ha proibito l'uso) per pubblicizzare nel mondo bar, ristoranti, supermarket, pizzerie, bistrot e pub. Insomma, se sulle insegne campeggia la parola «Mafia», «Camorra» o «Cosa nostra» il successo è garantito. Perché, su queste tavole, la star del «padrino» brilla più di una stella Michelin. E ciò accade anche nei luoghi dove meno te lo aspetti: Amman, Kiev, Hurghada, Saragoza, Denver, Minneapolis, Vienna, Phuket, Johannesburg. L'ha verificato l'agenzia Adnkronos, ribattezzando il fenomeno «Mafia Sounding». A giudizio della Coldiretti (organizzazione che serve «scoop» a colazione, pranzo e cena ndr) si tratta di «un business milionario che lucra sulla notorietà di tutte le mafie. Ciò provoca però, attraverso queste pericolose evocazioni, un pesante danno di immagine al made in Italy poiché sfrutta gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose e banalizza fin quasi a normalizzarlo un fenomeno che ha portato dolore e lutto lungo tutto lo Stivale».

Passiamo alle cifre: 5mila locali del nostro Paese sono finiti nelle grinfie della criminalità organizzata e usati per riciclare il denaro dalle attività illecite delle cosche; in più ci sono quelli in giro per il pianeta che fanno leva sulle suggestioni provenienti dal nome.

«Apprezzatissimo a Città del Messico - racconta l'Adnkrons - è Nonna di Mafia, pizzeria segnalata su Tripadvisor al pari de La Camorra a Villa Maria, in Argentina. Frequenti invece negli Stati Uniti sono i locali con riferimenti a background familiari legati al mob (la combriccola) di Cosa nostra: a Denver «Gaetano's» si autodefinisce on line «istituzione della cultura italiana fondata nel 1947 dalla leggendaria famiglia Smaldone» mentre la catena di bar «Trivia Mafia» da Minneapolis ha aperto decine di locali in Minnesota. Nel Vecchio continente è invece appena stata «sparata» la notizia dell'apertura a Parigi del ristorante «Corleone», fondato da Lucia Riina, la figlia del boss di Cosa nostra. In Grecia il «Mafioso Pizza Cafe» è considerato dalle guide specializzate «un'eccellente tappa della ristorazione», al pari delle pizzerie «Camorra» che incontrano a Vienna e nella cittadina polacca di Myslenice i gusti di indigeni e turisti.

Il fascino, più criminale che gastronomico, di Al Capone intriga i belgi grazie alla catena «I Mafiosi» inaugurata nella cittadina di Moorsel.

Boom (anzi, bang) di gradimento per «Mafiosi Italian Deli», definito «piccolo ma gradito ristorante-paninoteca», benché per noi un po' fuori mano, considerato che il locale si trova a Johannesburg.

Altrettanto poco pratico gustare le prelibatezze take-away della rosticceria thailandese «La Mafia», di cui dicono un gran bene gli abitanti di Phuket. Per ordinare dall'Italia un «fritto misto alla Phuket» consigliamo di rivolgersi a Foodora. E avere la pazienza di aspettare: entro una quindicina di giorni riceverete, comodamente a domicilio, la frittura; croccante, come sanno farla solo i «mafiosi» thailandesi.

Commenti

GioZ

Lun, 14/01/2019 - 09:51

Stando all'estero si può facilmente verificare che gli stereotipi con cui viene identificata l'Italia sono sempre gli stessi, in quest'ordine: Mafia, buon cibo, belle auto, belle donne. Non credo che le cose cambieranno nemmeno tra mille anni. Per cui, tanto vale farsene un vanto.