Zingaretti senza numeri. La vittoria dimezzata della sinistra nel Lazio

Il governatore Pd ha soltanto 24 consiglieri E adesso dovrà dialogare con l'opposizione

L'unica vittoria ottenuta dalla sinistra nella tornata elettorale di domenica, ha il beffardo sapore dell'incompiuta. Nicola Zingaretti, appena riconfermato alla guida della Regione Lazio, non ha la maggioranza in consiglio regionale. Il centrosinistra ha ottenuto 24 consiglieri, che diventano 25 se si considera lo scranno riservato al presidente eletto. I 26 consiglieri di opposizione sono suddivisi tra centrodestra, Movimento 5 Stelle e la lista guidata dal sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi.

E così Zingaretti, sopravvissuto alla Waterloo del 4 marzo, si ritrova in minoranza alla Pisana prima ancora di cominciare il secondo mandato. Ad assicurare un pieno successo al presidente eletto non è bastato neppure il 3 per cento ottenuto da Liberi e Uguali, che nel Lazio, a differenza che in Lombardia, ha corso sotto le insegne del centrosinistra. A rovinare i piani di Zingaretti è stato il risultato ottenuto da Stefano Parisi, che ha mancato di poco una clamorosa rimonta. Il candidato del centrodestra ha raccolto il 31 per cento. Circa un punto e mezzo in meno rispetto al vincitore. Il centrodestra comunque è riuscito a portare a casa 14 consiglieri.

A questo punto, Zingaretti dovrà aprire il dialogo con l'opposizione. Il presidente ha già fatto sapere che incontrerà Parisi la prossima settimana. Sulla sconfitta dell'ex candidato sindaco di Milano, eletto in consiglio in quanto secondo classificato alle regionali, ha influito il risultato di Pirozzi. Con la sua civica il sindaco di Amatrice ha ottenuto 151mila voti, quasi il 5 per cento del totale. Voti drenati, almeno in parte, dal bacino elettorale del centrodestra. Il primo cittadino siederà in prima persona alla Pisana, e qualcuno suggerisce che potrebbe essere lui stesso a puntellare la maggioranza.

Pirozzi, interpellato da il Giornale, smentisce: «Io mi sono candidato contro, starò all'opposizione. L'accordo lo farà sicuramente qualcuno dalla parte di Parisi, basta che se ne sfili uno». Ma nel centrodestra non gli credono. Fabio Rampelli, deputato di Fratelli d'Italia, definisce Pirozzi «utile idiota di Amatrice» e lo accusa di stare dalla parte del governatore: «Se Perdozzi, dopo aver sostenuto Zingaretti, non lo soccorrerà in Consiglio, si può iniziare a pensare a un altro election day». Commenti simili arrivano da Marco Marsilio, portavoce di FdI nel Lazio: «Zingaretti non ha la maggioranza e si trova al secondo mandato solo grazie alla complicità di una candidatura di disturbo che, come previsto, serviva solo a dargli la possibilità di vincere». Marsilio chiude a ogni ipotesi di appoggio alla giunta: «Non saremo certo noi a fare da stampella a Zingaretti».

La risposta di Pirozzi a Rampelli non si fa attendere: «Non so chi sia. Si preoccupasse di FdI, che malgrado i tanti deputati non ha incrementato quasi di niente la percentuale al livello nazionale». I 5 Stelle, che hanno candidato Roberta Lombardi, sono arrivati terzi. Forti di quasi il 27 per cento dei consensi, i grillini hanno eletto dieci consiglieri. E non chiudono a priori al dialogo con il presidente: «Il confronto sarà sul merito dei provvedimenti, senza pregiudizi e con maturità, nell'interesse dei cittadini», hanno spiegato alle agenzie di stampa i consiglieri uscenti Devid Porrello e Valentina Corrado. Contatti con Zingaretti, per il momento, non ce ne sono stati. Dice ancora Porrello: «La mia impressione è che si rivolgerà a pezzi più piccoli, non a una opposizione grossa come noi».