Zodiac-Mostro, le mosse di Procura e Ros

Nel mirino degli inquirenti la deposizione di Bevilacqua al processo Pacciani

Firenze - Il pm Luca Turco, la sua squadra di polizia giudiziaria e il Ros di Firenze stanno accelerando le indagini sul caso Mostro per verificare le rivelazioni del Giornale che comprendono le ammissioni di responsabilità di Giuseppe Bevilacqua, ex agente americano del Cid e direttore del Cimitero Usa di Firenze. Le ammissioni di Bevilacqua (recentemente ritrattate da un avvocato) riguardano due casi di delitti seriali in due continenti (Zodiac negli Usa e il Mostro di Firenze in Italia).

«AVEVO UN REVOLVER»

L'attenzione degli inquirenti è rivolta soprattutto alla testimonianza di Bevilacqua nel processo Mostro del 6 giugno 1994, nel quale risulta l'unico testimone oculare che vide i due francesi Nadine Mauriot e Jean Michel Kraveichvili ancora in vita nella piazzola dove sarebbero poi stati uccisi il 6 o il 7 settembre 1985. Bevilacqua abitava a 300 metri dal delitto e ha ammesso al Giornale di avere avuto una pistola, un revolver, all'epoca del delitto, al contrario di quanto testimoniò al processo. Stando agli scontrini ritrovati fra gli effetti personali delle vittime e al lavoro svolto dal giornalista Paolo Cochi, suffragato da esperti entomologi - e ormai accettato anche in Procura - l'arco temporale in cui Bevilacqua può avere visto una delle vittime, Nadine, prendere il sole con un «bikini nero» (come l'ex agente del Cid dice in tribunale) è di pochissime ore: 4 al massimo 12. Nello stesso arco di tempo le vittime sono state sicuramente viste e studiate a fondo dal Mostro. Un caso?

INDAGINI IN USA

A indagare su Bevilacqua inoltre non c'è solo la Procura di Firenze. Da mesi anche Oltreoceano il nome di Bevilacqua gira fra gli uffici di polizia legati al caso Zodiac come quella di di Vallejo. L'Fbi avrebbe fin dall'agosto 2017 anche un campione delle impronte di Bevilacqua. Non sarebbero utilizzabili come prova in tribunale, ma nel caso risultassero compatibili con tracce pur minime lasciate dal serial killer sarebbero una seconda conferma - dopo la decifrazione dei codici di Zodiac - delle ammissioni di Bevilacqua (ritrattate recentemente dal suo avvocato).

«MY NAME IS»

La prima conferma delle ammissioni di Bevilacqua sono proprio i messaggi cifrati e gli indovinelli inviati dal Killer dello Zodiaco ai giornali. Bevilacqua ha suggerito come arrivare a ben due soluzioni, le quali entrambe contengono il suo nome e cognome (e non quello di tutti gli altri sospetti Zodiac). Solo l'autore della lettera poteva «indovinare» la chiave del messaggio cifrato che portava direttamente al proprio nome e cognome. Solo Zodiac. Il cognome «Bevilacqua» ricorre perfino nella scelta dei delitti di Zodiac, avvenuti tutti nei pressi o in luoghi che richiamavano l'acqua: Riverside, Lake Hermann, Lake Berryessa, Lake Tahoe. E nella corrispondenza di Zodiac (marca di orologi waterproof a cui il killer rubò anche il logo, la croce celtica) all'acqua si allude per definire i nemici, «Blue meannies» (come i cattivi di Yellow Submarine dei Beatles), al metodo di sparo (innaffiare), alle torture («supplicheranno per un bicchiere d'acqua»), per finire in bellezza con una firma che è una citazione dell'opera Mikado di W.S. Gilbert e Arthur Sullivan, fatta da Zodiac nella sua ultima lettera ufficiale del 24 gennaio 1974: «Il sinceramente vostro: si tuffò nell'onda ondosa e un'eco emerse dalla tomba del suicida». La firma di Zodiac è un annegamento, stavolta. Cioè «Bevilacqua».

Commenti

tonipier

Mer, 13/06/2018 - 09:55

"ALTRO CASO DI UN MOSTRO FANTASMA...PROCESSO BOSSETTI. In ITALIA si sa quando entri nelle patrie galere, ma, non saprai mai quando esci con questi sapientoni padroni.