Politiche, la partita è tutta aperta

Paolo Armaroli

«Non mettiamo la carta carbone tra Germania e Italia, non spingiamoci troppo in là con le analogie». A botta calda, sul Corriere della Sera, così si è espresso Marco Follini. Ma poi è lo stesso segretario dell'Udc a dichiarare che le elezioni tedesche hanno dato «un risultato sul quale dovrà riflettere Prodi. Lo dico perché lo danno vincente e io non voglio dare per scontata la sua vittoria». Solo Prodi? E lui, Follini, no? In realtà non uno ma due sono i moniti che è legittimo trarre dal voto in Germania.
Il primo monito è che dei sondaggi non ci si può fidare più di tanto. Tutti profetizzavano che il distacco tra la Cdu-Csu e i socialdemocratici era tale da risultare incolmabile. C'è chi lo misurava in quindici punti percentuali e chi addirittura in venti. Invece il voto ha sovvertito tutti i sondaggi. Difatti il distacco, a urne aperte, si è ridotto a un solo punto percentuale. E la Merkel, che doveva essere la mattatrice di questa tornata elettorale, ha ottenuto al Bundestag appena tre seggi in più di Schroeder. Da noi tutti cantano vittoria a sinistra. Dicono di avere il vento in poppa. Sostengono di essere baciati da sondaggi che darebbero loro parecchi punti in più. E qualcuno, dando i numeri, si è azzardato ad affermare che il distacco tra la Casa delle libertà e l'Unione sarebbe nientemeno che di nove punti.
Ora, non sapremmo dire se Follini creda veramente ai sondaggi. Forse, dopo il sorprendente risultato del voto tedesco, farà bene a invitare alla cautela non solo Prodi ma anche se stesso. Con buona pace di una opposizione che già canta vittoria e pensa alla distribuzione degli incarichi ministeriali, la partita in Italia è ancora tutta da giocare. È bensì vero che da tre anni a questa parte il centrodestra è andato piuttosto maluccio in tutte le consultazioni elettorali. Ma erano elezioni amministrative. E in tale tipo di elezioni la Casa delle libertà in genere non dà il meglio di se stessa. Le elezioni politiche sono ben altra cosa. Se la maggioranza porrà fine alle baruffe e se il governo riuscirà a comunicare alla pubblica opinione i risultati conseguiti, che in periodo di vacche magre sono tutt'altro che disprezzabili, e riuscirà a portare in porto quei provvedimenti che già sono all'ordine del giorno parlamentare, gli uccelli del malaugurio verranno sonoramente smentiti dalle urne.
Il secondo monito è che la rappresentanza proporzionale non può essere considerata la panacea di tutti i mali. Salvo la clausola di sbarramento del cinque per cento, il sistema elettorale tedesco è assolutamente proporzionale. Con il primo voto sono eletti in collegi uninominali la metà dei deputati. Ma è il secondo voto quello che davvero conta, perché grazie ad esso ogni partito avrà un numero di seggi proporzionale ai voti ottenuti. Si obietterà che la proposta dell'Udc contempla pure un premio di maggioranza. Ma esso non esclude ribaltoni e allenta i vincoli di coalizione perché alle elezioni ognuno corre per sé in una gara di tutti contro tutti. Con il risultato che prima o poi il bipolarismo farebbe patatrac e torneremmo agli stanchi riti della Prima Repubblica, dove a decidere la formazione dei governi non erano i cittadini ma i partiti.
Comunque sia, non esistono le condizioni politiche per un cambiamento del sistema elettorale. La maggioranza va in ordine sparso. L'opposizione ha cominciato a fare le barricate agitando strumentalmente lo spettro della «legge truffa». Il capo dello Stato è perplesso. Il tempo stringe. Alla fine il buonsenso prevarrà se è vero, com'è vero, che Casini e Follini paiono orientati a non insistere. Meglio tardi che mai. Così in questi sgoccioli di legislatura il Parlamento avrà l'opportunità di tradurre in concrete misure legislative l'indirizzo politico di governo.
paoloarmaroli@tin.it