Le politiche «verdi» in Francia

La Corte costituzionale francese ha bocciato la «carbon tax», misura voluta dal presidente Nicolas Sarkozy, chiudendo il 2009 con uno schiaffo al capo dello Stato francese e ai suoi tentativi - Sarkò è fra i pochi leader conservatori a sposare la politica verde - di combattere i cambiamenti climatici. La tassa avrebbe dovuto entrare in vigore il prossimo primo gennaio. La Corte ha spiegato che la misura «rappresenta una violazione del principio di uguaglianza. La carbon tax prevedeva un esborso di 17 euro per ogni tonnellata di CO2 emessa e la sua abolizione lascia un buco di 4,1 miliardi di euro nel budget del 2010.
Ma di fronte all’«affronto» subito (questa la parola più usata oggi dai media francesi), il capo dell’Eliseo non arretra e dal Marocco, dove si trova in vacanza fino a oggi, fa sapere di essere «determinato» a portare avanti «il suo impegno» in favore dell’ambiente e ad imporre la «taxe carbone» ai francesi. Il presidente potrebbe inoltre cogliere l’occasione del tradizionale messaggio di auguri di fine anno, che sarà trasmesso stasera sera su tv, internet e cellulari, per spiegarlo direttamente ai contribuenti, nonché elettori, chiamati a marzo al voto regionale.
Salutata dallo stesso Sarkozy come una «rivoluzione fiscale», la nuova tassa avrebbe dovuto spingere i cittadini a inquinare meno, al costo di 17 euro per ogni tonnellata di Co2 prodotta. Ma i giudici hanno stabilito che, a causa delle «troppe esenzioni», la carbon tax avrebbe lasciato fuori alcuni dei maggiori inquinatori (raffinerie, cementifici, trasporto aereo e stradale), mentre avrebbe pesato sulle famiglie, in particolare sui loro consumi di riscaldamento e carburante, creando di fatto una disparità dei contribuenti di fronte all’erario. Primo round chiuso ma la partita non è persa.