Politici, attori e telespettatori: un popolo di «esperti» Auditel

Tutti vogliono metter becco nelle decisioni sui palinsesti

da Milano

Era affare di direttori di rete e compilatori di palinsesti, l’Auditel, quel marchingegno che svela quant’è visto un programma. Ma negli ultimi tempi «quanto ha fatto» il tale reality o telefilm è diventato un argomento da bar e in tanti, attori, politici o telespettatori, fanno sentire la propria opinione.
Se Beppe Fiorello sottolinea che la miniserie Giuseppe Moscati sarebbe più vista sotto Natale, Luca Barbareschi diede platealmente dell’incapace al direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce quando Giorni da Leone 2 di cui era protagonista fu chiusa per gli scarsi ascolti. Per non parlare di quanto si adirò il magistrato-scrittore Giancarlo De Cataldo quando la serie Crimini di Raidue fu spostata dal mercoledì al venerdì, quindi rimandata a data da destinarsi (l’ultimo episodio è ancora in cerca di collocazione). Il punto è: il prodotto è buono, non ha successo perché è stata mandato in onda al momento sbagliato. E se gli ascolti di Incantesimo, la soap Rai che probabilmente chiuderà, continuano a scatenare polemiche (vale la pena produrla?), le redazioni dei giornali sono state invase dalle lamentele dei telespettatori che non condividevano la scelta di spostare Tempesta d’amore dal pomeriggio di Canale 5 all’access prime time di Rete 4 per fare concorrenza ai Soliti ignoti di Raiuno. Ed erano sempre telespettatori quelli che ad agosto firmarono una petizione per convincere Italia 1 a non mandare in onda il telefilm Heroes la domenica sera, perché la controprogrammazione era troppo agguerrita. Una richiesta motivata, visto che i supereroi tanto acclamati dal pubblico americano qui da noi stentano a decollare. Problemi di gusti, o forse no, visto che finora i successi d’Oltreoceano hanno spopolato anche da noi, da Csi al Dottor House.
Del resto, i flop della scorsa stagione - Reality Circus, Votantonio, Unanymous, Colpo di genio, Wild West - hanno insegnato qualcosa: se un programma è visto gli spazi pubblicitari si possono vendere a peso d’oro, la rete guadagna e continua a proporlo. Ma se non va chiude, con buona pace di chi quel programma l’aveva seguito con interesse, o di chi aveva impiegato tempo e reputazione a farlo.