Politici al mare in auto blu, un nuovo ciclone si abbatte sulla giunta di Napoli

Chiusa l’inchiesta del 2007, accusati di abuso e peculato
gli assessori in carica Mola e Riccio e altri quattro ex. Le vacanze
in libertà di Gambale,
protagonista pure di un &quot;lei non sa chi sono io&quot;. <a href="/a.pic1?ID=315970" target="_blank"><strong>&quot;Mani pulite&quot; ma occhi chiusi</strong></a>: la Iervolino non vede Napoli. <a href="/a.pic1?ID=315971" target="_blank"><strong>Nei verbali spunta Di Pietro</strong></a><br />

Napoli Sei auto blu, lanciate come degli arieti, contro Palazzo San Giacomo, già traballante dopo le vicende giudiziarie legate all’inchiesta Global service. L’ultimo scandalo che ha colpito la giunta Iervolino è targato Alfa 159: sono le supercar di proprietà del Comune, che due attuali assessori e quattro ex assessori, avrebbero usato in modo improprio. Tradotto, vuol dire che avrebbero scorrazzato con le vetture (autista comunale e carburante compresi), pagate dall'erario, per ragioni che di istituzionale, non hanno alcunché.

Questi sei pubbliciamministratori, tra quelli in carica e quelli dimessi dall'incarico, hanno ricevuto un avviso di chiusura indagine e sono accusati di abuso e peculato. Uno dei sei indagati è ormai un volto noto delle cronache giudiziarie, essendo già incappato (arresti domiciliari) quattro giorni fa nell’ambito dell’inchiesta Global service: Giuseppe Gambale, non solo ex assessore (alla Legalità!), ma anche ex parlamentare (con tre partiti diversi: Rete, Pds e Margherita), ex sottosegretario in due governi (D'Alema e Amato) e commissario antimafia. Questo super campione di legalità ha ricevuto il provvedimento firmato dal pm Walter Brunetti, nella sua casa situata nel centro storico di Napoli. Ieri, si è spostato dalla sua residenza per recarsi in Tribunale, dove è stato interrogato dal gip Paola Russo, sulla vicenda Global service. Poi, è tornato agli arresti casalinghi.

Mentre gli altri tre ex assessori, Dolores Feleppa Madaro (Pdci), Donata Rizzo D’Abundo e Bruno Terracciano (entrambi Udeur),  hanno ricevuto il provvedimento del Pm a casa, i due «irriducibili » assessori della giunta Iervolino, Gennaro Mola (Pd ex Ds) e Giulio Riccio (Prc), si trovavano nel loro «bunker» di piazza Municipio, quando hanno ricevuto un plico consegnatogli dal Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di finanza.

Nelle cinque paginette del provvedimento sono elencati i presunti abusi che ex e attuali amministratori di Palazzo San Giacomo, avrebbero commesso. La sua Alfa 159, con tanto di autista, il «torquemada» Gambale paladino della legalità l’avrebbe usata una prima volta il 12 giugnoper recarsi da Napoli a Marina di Camerota. Poi, anche l’8 e il 9 luglio successivi per spostarsi dalla città a Capo Vaticano. Altre due trasferte le avrebbe compiute dal 24 al 26 agosto per andare a Rimini.

Ma non è finita: Gambale il 17 luglio diventa protagonista di un altro episodio, a dir poco odioso: il classico, «lei non sa chi sono io». Eccolo qui: quel 17 luglio, la madre dell' exassessore, ex parlamentare ed ex sottosegretario, resta vittima di un incidente domestico. Peppino corre a casa ma lo fa con l’auto di servizio. Fin qui, si potrebbe obiettare: era un’emergenza. Ma succede anche qualcos’altro. L’ex assessore della Iervolino, trova davanti casa un’ambulanza, che si apprestava a trasportare la signora Gambale all’ospedale Loreto mare. Ma, l’ex moralizzatore degli anni di tangentopoli, non è d’accordo: «Con fare tracotante si rivolge a un infermiere professionale – scrive la Procura – imponendo a lui e agli altri assistenti il trasporto della mamma al Cto». Al rifiuto, Gambale, esplode: «Vi faccio passare un brutto quarto d'ora. Chiamerò l'assessore Angelo Montemarano (responsabile della Sanità regionale ndr) e vi faccio perdere il posto».

L’assessore Riccio è accusato di avere usato la «sua» potente Alfa159 per recarsi il 24 maggio 2007, in qualità di teste, presso la Corte di Assise di Cosenza, dove si stava celebrando il processo ai No Global. Tutto ciò,  scrive il Pm «per ragioni estranee a fini istituzionali».
carminespadafora@libero.it