Politici nel pallone: «Zeman al posto del ct»

Lo propone il verde Cento. Ma destra e sinistra si dividono fra chi vuole cambiamenti e chi no

da Milano

Lippi sì o Lippi no? L’Italia si spacca, ma questa volta non tra destra e sinistra. Sia nella Casa delle libertà sia nell’Unione c’è chi vuole che resti e chi invece desidera che se ne vada. Mai come ora il calcio è trasversale. Il falco dei falchi è il sottosegretario all’economia, il Verde Paolo Cento: «Il calcio ha bisogno di essere rivoluzionato dalla a alla zeta, la zeta di Zeman...». La sua è una proposta choc: bisogna dare al tecnico boemo la guida della nazionale. Il suo compagno di partito e ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio chiede a Lippi «un gesto d'amore verso la Nazionale per allentare le pressioni». La stessa richiesta la formula Maurizio Gasparri, di An: «È evidente che qualunque cosa accada al Mondiale verrà attribuito alla scarsa serenità emotiva degli azzurri, e quindi al ruolo del ct. Per questo, per ridare fiducia e tranquillità all'ambiente, auspico che Lippi lasci la panchina». E Caldarola, della Lega, invoca il ritorno di Trapattoni.
Ma a sinistra Salvatore Buglio non ci sta: «La conferma di Lippi è la miglior risposta che Rossi poteva dare all'arroganza di Beckenbauer, ai suoi giudizi sulla nazionale senza senso e di cui dovrebbe scusarsi di fronte agli italiani». È garantista, il deputato della Rosa nel pugno; come il protavoce di Forza Italia, Elisabetta Gardini: «Non possiamo far diventare Lippi un capro espiatorio. Se, come sembra, è un sistema intero a dover essere colpito, se dovesse pagare solo uno, io come cittadina non mi sentirei soddisfatta».
E mentre il quotidiano il Riformista continua la sua campagna per le dimissioni, alcuni big della politica preferiscono non entrare nel merito, limitandosi a commentare il Calciogate. Ancora una volta la sintonia è trasversale: «Questa situazione si conosceva già da tempo. Dove ci sono troppi soldi, dove si gioca d'azzardo poi vengono fuori queste cose», commenta il leader della Lega, Umberto Bossi. Per il premier Prodi questa vicenda dimostra che «il livello di guardia etico è stato superato». Massimo D'Alema lo elogia osservando che il «Paese è disgustato» ed è importante far di tutto affinché vicende del genere non si ripropongano. Gianfranco Fini, presidente di An, ha osservato che l’amarezza è di tutti i tifosi «perché quando si scopre che era tutto predeterminato si riceve un colpo al cuore».