Politici vanitosi sfidano le regole

Popolo di vanitosi fino a sfiorare il culto della propria personalità, innamorati della propria immagine fino a volerla vedere su quanti più muri possibili, elettrìci ed elettori non imparate dai politici. Non dai loro manifesti, almeno. La tentazione è stata bipartisan quanto irresistibile. Mentre le segreterie dei partiti si affannavano a comunicare che sulla scheda elettorale NON vanno indicati i nomi dei candidati pena l’annullamento, loro, gli immodesti futuri eletti, tappezzavano la città di cartelloni con le loro facce e il loro nome. Costringendo la macchina elettorale allo sforzo correttivo di affiggere, accanto ai manifesti personalizzati, altri manifesti con la spiegazione, anzi la preghiera: niente nomi sulla scheda. Alfredo Biondi il capolista al Senato di Forza Italia, per dire. Il suo viso compare dappertutto. Eppure lui più di altri aveva insistito che il nome non s’ha da indicare. Giorgio Bornacin il capolista al Senato di An l’ha fatta più in sordina: il suo viso compare fra quelli di Fini e La Russa, «ma il nome non c’è, tanto la gente sa chi siamo», ecco appunto. Vanesio anche il centrosinistra. Graziano Mazzarello il capolista al Senato dei Ds era un’altro che s’ingegnava sul come avvertire gli elettori, e poi ha piazzato le sue gote paciose ovunque. Campione di superbia è Lorenzo Forcieri, candidato al Senato. Che a fianco del suo sorrisone ha scritto un messaggio su quanto «conosco e amo la Liguria» e poi l’invito: «Forcieri per la Liguria al Governo. Al Senato per Forcieri vota Quercia», ma vallo a capire che non devi scrivere il suo nome. Anche perché la frase c’è, «non si esprime la preferenza», ma è piccola piccola. Meglio ha fatto Matteo Marcenaro il consigliere regionale della lista Biasotti: in uffico ha il suo mezzobusto con la scritta: «Finalmente un candidato che non mangia. Beve». Ma tanto lui non è candidato.