Politico, dimmi cosa mangi così decido se darti il voto

Caro Granzotto, un esegeta della pasta e fagioli come lei (ce ne ha parlato spesso) avrà certamente letto della ricetta proposta dal ministro Renato Brunetta e riportata da tutti i giornali. La cosa è divertente, ma un ministro, un politico d’alto bordo, per salvaguardare l’aplomb istituzionale non dovrebbe esimersi dal giocare al piccolo cuoco?


Ma nemmeno per idea, caro Bellini! Conoscere le abitudini alimentari serve a fare, come s’usa dire, chiarezza, a meglio comprendere l’uomo («Dimmi cosa mangi e ti dirò chi sei»), a delineare il suo «percorso culturale» e a mettere a fuoco il suo «vissuto». Prodi, ad esempio: va avanti a erbazzone, pastrocchio che già nel nome tradisce la composizione erbacea, rustica, e la sua funzione di far mappazza, di saturare la pancia, non di nutrire compiacendo le papille gustative. È, l’erbazzone, metafora dell’Ulivo, dove non contava l’equilibrio degli ingredienti. L’importante era che saziasse la brama di potere. E i risotti di D’Alema manipolati dallo chef Vissani? Così come ci tiene a sembrare il più intelligente fico del bigoncio, D’Alema vuol far sapere d’aver il palato fine, elitario, antropologicamente diverso. E dunque di preferire a una gustosa panissa il risottino allo champagne o alle fragole, porcheriole, però assai radicalchicchettone.
Il mio amatissimo Cavaliere, tocca ammetterlo, mangia male. Cioè, mangia bene nel senso che è molto attento alla dieta, ma il mangiare dietetico, un occhio alla pancetta e uno al colesterolo, equivale al mangiar malinconico, che non è il massimo. Però il farlo è indice di fermo carattere, di determinazione nel perseguire, senza scendere a compromessi, gli obbiettivi prefissati. Dote che tradotta in politica vale un Perù. Se ne capiscono di cose, caro Bellini, dal cosa si fa bollire in pentola. Veltroni, salta agli occhi, è uno da brodini vegetali, da semolini, da stracciatelle, da fettina e insalata (e, a giudicare dal girovita, da Nutella a palate). Di Pietro, ri-salta agli occhi, è invece uno da ventricina e soppressata, da fascadielle, da larduocchi e nodi di trippa, tutta roba di paesana, intemperante e calorica espressione del suo Molise e di sé medesimo. Rutelli, mi ci gioco un caffè, è incapace di resistere alla coda alla vaccinara, sublime pietanza che per debiti culturali, mancanza di fantasia e di autoironia, nessun D’Alema, nessun Prodi o Veltroni oserebbe mangiare. E infatti Rutelli è simpatico e gli altri tre no. Di Rutelli ci si può fidare e degli altri tre meno.
Per venire a Renato Brunetta, quello sì che è un uomo e dunque un ministro. Non solo mangia bene, ma sa far da mangiar bene perché la sua ricetta della pasta e fagioli risulta impeccabile. Perfetta nei tempi di cottura, negli ingredienti e nella loro manipolazione (da vero intenditore è l’aggiungere il pomodoro alla fine). Una sola cosa ha lasciato perplesso me e l’amico Arduino Hercolani, che reputo il secondo esperto di pasta e fagioli al mondo (il primo sono io) e col quale mi sono consultato: l’opzione del «culetto di prosciutto cotto» da addizionare a cose fatte. Secondo noi non ci va, ma siccome il «culetto» è un optional, Brunetta passa l’esame magna cum laude. E sottolineo il magna.