Politico polacco incastrato dalla Tv: tentava di corrompere una deputata

Il vice-presidente di Libertà a Giustizia offre poltrone e denaro a un partito populista perché entri al governo e una telecamera lo riprende

Alberto Pasolini Zanelli

Il governo «non vede perché dovrebbe dimettersi». Se questa dichiarazione fosse stata letta a Budapest, sarebbe ormai routine quotidiana: da quasi due settimane il governo ungherese di centrosinistra rifiuta di trarre le conseguenze politiche dalla confessione del suo leader Ferenc Gyurcsany di avere mentito al Paese falsificando il bilancio dell’economia. Però questa volta la formula non è stata ribadita a Budapest, bensì presentata a Varsavia, dove il governo di centrosinistra è caduto un anno fa e dove regna adesso una certa, curiosa destra.
Il motivo è simile come gravità e comparabile anche nei contenuti. Il magiaro è stato tradito dalla casuale registrazione su nastro della sua «confessione» a compagni di partito. Il polacco è stato ripreso da una telecamera - e il video lo ha trasmesso Tvn24 - mentre faceva offerte solidamente finanziarie alla collega di una formazione politica che era stata nel governo, ora è passata all’opposizione ma, chissà, al governo potrebbe tornare in cambio di certe «garanzie» economiche. Con l’aggravante che la registrazione in questo caso non era casuale: è stata l’«indecisa» a decidere prima di presentarsi di indossare una microtelecamera. Al «microfono» il vicepresidente di Libertà e Giustizia Adam Lipinski e l’onorevole Renata Beger, del formazione populista Samoobrona, ovvero Lega per l’autodifesa, il cui leader Andrzej Lepper, fino all’altro giorno vice primo ministro del governo guidato da Jaroslaw Kaczynski (da non confondere con Lech Kaczynski, suo fratello gemello e presidente della Repubblica).
«Autodifesa», è bene precisare, non è un partito di centrodestra bensì una formazione populista di sinistra in rotta con i postcomunisti che hanno guidato la Polonia fino a un anno fa. È però intensamente cattolica e nazionalista e questo era il cemento della nuova coalizione di governo (lo junior partner di oggi è la Lega per la famiglia, di estrema destra). «Patrioti» e concorrenti. Non a caso la rottura è avvenuta su un tema di politica estera: la decisione di Kaczynski di mandare rinforzi in Afghanistan, da cui invece Lepper vorrebbe che i polacchi si ritirassero. Adesso a Varsavia c’è un governo di minoranza che i Kaczynski vorrebbero puntellare imbarcando il Partito dei contadini, il più antico raggruppamento della destra polacca.
Nel bel mezzo delle trattative è venuto però alla luce il negoziato concorrente con l’intento di spaccare il gruppo parlamentare di Samoobrona. L’offerta era sul tavolo. Lipinski: «Se ti interessa il posto di Segretario di Stato all’Agricoltura, è tuo». Beger: «E quale sarebbe la contropartita se dei nostri deputati lasciassero il partito per unirsi al tuo?». Lipinski: «Pensavamo di creare un fondo», a quanto pare con denari dello Stato. La deputata-spia di Autodifesa afferma adesso di avere agito per autodifesa; ma quelli di Libertà e Giustizia affettano di cascare dalle nuvole: «Che male c’è? Non è corruzione ma una normale pratica politica». Dunque il governo «non vede perché dovrebbe dimettersi».
L’opposizione, naturalmente, afferma il contrario, in un gioco che sembra ricalcato su quello contemporaneo in Ungheria, a ruoli invertiti: a volere nuove elezioni sono i postcomunisti, ma anche la principale forza alternativa, Piattaforma civica, che rappresenta i liberali e che ha mancato per un soffio di eleggere uno dei suoi alla presidenza della Repubblica.