Politkovskaja: processo pubblico

La settimana scorsa l’aula era stata chiusa ai media, ma la Corte ci ha ripensato. Un avvocato della difesa: "Il mandante è un politico russo". Intanto la procura generale chiede la rimozione di un giudice: "E' troppo di parte"

Marta Allevato

Mosca - Nelle aule del tribunale questa volta la battaglia non è solo per stabilire la verità, «ma prima di tutto per essere presenti». E la battaglia, almeno per ora, sembra vinta. Così dalle frequenze di «Radio Eco di Mosca», il giornalista Anton Orech commentava la notizia della riapertura al pubblico del processo per l’omicidio della giornalista Anna Politkovskaja. Ieri il tribunale militare, incaricato del caso, ha fatto l'ennesima marcia indietro, aprendo il dibattimento alla stampa. In quello che è ormai diventato un banco di prova internazionale del sistema giudiziario russo non mancano neppure i colpi di scena. Per la prima volta è comparso se non il nome, almeno l'identikit dell’ancora oscuro mandante.

Secondo un avvocato difensore, si tratta di «una figura politica russa», che avrebbe commissionato l’assassinio del 7 ottobre 2006 come rivalsa per le critiche contenute negli articoli di Anja. Viene così smentita la tesi iniziale dell'accusa che il mandante fosse all'estero, identificato da molti con la bestia nera del Cremlino: l'oligarca in esilio a Londra Boris Berezovski. La Procura sostiene, invece, che ad aver premuto il grilletto sia stato Rustam Makhmudov, fuggito in Europa occidentale. Tra gli imputati figura anche un agente dei Servizi di sicurezza russi, Pavel Rjaguzov. Gli altri alla sbarra sono Sergei Khadzhikurbanov, ex agente di polizia, e i fratelli Dzhabrail e Ibragim Makhmudov.

La novità è emersa ieri all’inizio della nuova udienza, tornata a porte aperte, con un secondo ripensamento della Corte, dopo la prima decisione di tenere udienze pubbliche, poi subito ritirata.
Intanto l’ufficio del Procuratore generale della Russia ha chiesto la ricusazione del giudice Evgenij Zubov, che presiede il processo per l’uccisione della giornalista della Novaya Gazeta. A riguardo si pronuncerà oggi la corte militare. Zubov aveva chiuso il processo alla stampa adducendo la contrarietà della giuria popolare. Posizione subito smentita da un giurato, Ievgheni Kolesov, sostituito ieri per aver infranto la regola del silenzio. La «rettifica», però, è stata corale quando tutti i 20 giurati si sono dichiarati in aula non contrari alla presenza della stampa, costringendo Zubov ad una tempestiva inversione di rotta. Per questo su blog e siti internet russi ieri Kolesov veniva dipinto come un «l’uomo qualunque che ha reso possibile la vittoria».

La Politkovskaja è stata assassinata a colpi di pistola nell’ascensore del suo palazzo a Mosca, mentre rincasava. La sua morte ha prodotto una forte mobilitazione in patria e nel mondo, mettendo in una posizione scomoda il Cremlino. I suoi reportage sulle violazioni dei diritti umani in Russia e in Cecenia l’avevano posta sotto i riflettori come nemico numero uno di Vladimir Putin e del presidente ceceno Ramzan Kadyrov.