Politkovskaya, la legale: "Volevano avvelenarmi"

Grandi quantità di una sostanza simile al mercurio sono state trovate nell’auto di Karinna Moskalenko, che assiste i familiari della scomoda giornalista russa assassinata a Mosca due anni fa<br />

Karinna Moskalenko, l’avvocatessa che rappresenta la famiglia di Anna Politkovskaya, ha denunciato alla polizia francese un tentativo di avvelenarla alla vigilia dell’apertura a Mosca del processo per l’assassinio della giornalista russa, avvenuto due anni fa. La donna, che lavora anche a Strasburgo in Francia per la Corte europea dei diritti dell’uomo, ha dichiarato di aver subito un’intossicazione che la costringerà a saltare l’udienza preliminare del processo.

Sostanza simile al mercurio Nell’auto di famiglia sono state effettivamente rinvenute “grandi quantità di una sostanza simile al mercurio” (un metallo notoriamente molto tossico). La Moskalenko ha raccontato di avere avvertito “forte nausea assieme a mal di testa e lacrimazione”. Lo stesso è accaduto al marito e al figlio: tutti e tre ahnno dovuto essere ricoverati all’ospedale. Un episodio molto inquietante, che richiama alla memoria il mortale avvelenamento di Alexander Litvinenko, l’ex agente del Kgb rifugiatosi in Inghilterra che fu ucciso a Londra con il polonio un mese dopo l’omicidio di Anna Politkovskaya.

"Chiara intimidazione" La Procura di Strasburgo si mantiene per ora prudente, in attesa di conferme da una seconda analisi del materiale trovato nell’auto della famiglia Moskalenko. Ma una collega dell’avvocatessa, Anna Stavitskaya, non esita a sbilanciarsi. Si tratta, ha detto, di “una chiara intimidazione” diretta contro la più conosciuta legale russa nel campo dei diritti dell’uomo. Karinna Moskalenko, infatti, non rappresenta solo la famiglia di Anna Politkovskaya, ma si è anche occupata di decine di casi di abusi commessi in Cecenia e nelle prigioni russe, portandoli davanti alla Corte Europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Inoltre, fatto certamente non trascurabile, difende anche Mikhail Khodorkovskij, l’ormai ex oligarca e proprietario del colosso petrolifero russo Yukos che sta scontando otto anni di carcere duro in Siberia per evasione fiscale e altri reati. Va ricordato che altri noti “oligarchi” russi sono fuggiti all’estero per evitare di fare la stessa fine, denunciando persecuzioni legate a motivi avrebbero poco a che fare che con il rispetto della legge, e molto con il ruolo del rinato Kgb nel mondo dell’economia. Meta di questi ricchi esuli è di preferenza la Gran Bretagna, i cui rapporti con la Russia sono scesi a un pessimo livello dopo il caso Litvinenko, che era diventato cittadino britannico poco prima di essere assassinato.