Polito: censurato dal mio giornale su Gerusalemme

Marianna Bartoccelli

da Roma

Israele divide la sinistra e i suoi giornali. E così al Riformista è esplosa la querelle tra l’attuale direttore Paolo Franchi e l’ex direttore e fondatore Antonio Polito, oggi senatore della Margherita.
Causa scatenante di uno scontro che non si era ancora manifestato ma sembrava covare sotto la cenere, l’editoriale che Polito pubblica ogni lunedì, ormai da quattro anni, e che ha continuato a pubblicare - su richiesta dell’editore, spiega - anche dopo le sue dimissioni.
Ieri mattina grande è stata la sorpresa per il senatore quando ha cercato, invano, il suo corsivo in difesa di Israele che doveva stare in apertura della prima. Al suo posto un editoriale del nuovo direttore dal titolo, forse non a caso: «Bene, torniamo a discutere. Ma di politica».
Polito non ci ha pensato su un istante e ha comunicato alle agenzie di essere stato «censurato» dal giornale da lui fondato e per un motivo preciso: la sua posizione a favore di Israele «senza condizionamenti».
«Non solo non è uscito il mio articolo ma sul Riformista di oggi (ieri per chi legge, ndr) è scomparsa Israele», attacca Polito, che si dice stupito e addolorato anche perché nessuno del quotidiano lo aveva avvisato che la sua fatica domenicale non sarebbe stata pubblicata.
«Ma quale censura!», è stata la replica del nuovo direttore. Paolo Franchi ha assicurato che la sua è stata una decisione di «opportunità giornalistica» e che aveva deciso di pubblicare il pezzo di Polito oggi mentre preferiva rispondere alla lettera aperta di Claudio Rinaldi per continuare il dibattito sul «significato di essere riformisti». Ma sarà inutile pubblicarlo oggi visto che Polito è stato immediatamente ospitato dal giornale concorrente Il Foglio, e allora Paolo Franchi ha deciso di scrivere invece una nota nella quale dà la sua versione dei fatti.
«Per me si tratta di una censura politica», ribadisce il senatore della Margherita. «Non si spiega in un altro modo il fatto che dopo quattro anni sul giornale, da me fondato, non esce un mio editoriale e nessuno mi avvisa». E spiega che la sua posizione senza nessun «tuttavia» su Israele e il Libano non piace a «certa sinistra».
«Di fronte a quanto è successo bisogna prendere parte. Fortunatamente oggi c’è il comunicato del G8 che condivido perfettamente e nel mio articolo veniva spiegato perché i nemici di Israele sono quelli che vogliono la distruzione del paese e non una pace avanzata. La sinistra deve difendere il diritto di Israele a esistere e alla sua sicurezza. E non ha senso parlare di reazione sproporzionata. La sinistra deve dire quale è la soluzione agli attacchi continui a cui Israele è sottoposto».
Uno scontro politico oppure rivalità professionali? «Litigare su Israele con Polito mi rompe proprio i c... - reagisce Franchi - tutto si può dire di me, tranne che censuri qualcuno. Questo mi fa saltare la mosca al naso. Bene avrebbe fatto Polito a telefonarmi invece di parlare con le agenzie senza motivo. Dire poi che se un articolo viene cancellato significa che Israele è stata cancellata dal mio giornale... beh mi sembra eccessivo e presuntuoso».
E conclude garantendo che, se potrà, andrà anche lui alla manifestazione alla Sinagoga di Roma e lì incontrerà Polito che ne è uno dei promotori.