Polito: "Dai giudici meno attenzioni se non fosse entrato in politica"

Roma - L’assoluzione di Silvio Berlusconi per il caso Sme è una buona notizia, secondo il senatore della Margherita Antonio Polito, perché «dimostra che c’è un giudice a Berlino, e che dunque non c’era un complotto della magistratura contro il centrodestra».
Resta il fatto che Berlusconi è il leader politico più processato del mondo, oltre che il più assolto... Nessun accanimento?
«Be’, se Berlusconi non fosse entrato in politica certo avrebbe avuto meno attenzioni da parte giudiziaria... E però avrebbe avuto anche meno mezzi per difendersi: diciamo che se non altro ha potuto combattere ad armi pari».
Grazie anche alle vituperate leggi ad personam?
«Come dimostra la sentenza di ieri, quel bricolage di leggine avvocatescche era inutile. E ha solo danneggiato la causa di Berlusconi e del garantismo, impedendo di affrontare le questioni serie, come la separazione delle carriere».
Che per il centrosinistra resta un tabù, però.
«Lo so. Ma sono convinto che sia inevitabile se vogliamo arrivare ad un giusto processo accusatorio».
L’assoluzione dimostra che il clima è cambiato, anche a sinistra?
«Credo fosse cambiato da tempo, da quando il centrosinistra ha finalmente deposto il giustizialismo come arma politica nel confronto con il centrodestra».
E a quando risale questa svolta?
«A quando, grazie al cosiddetto lodo Schifani, il Berlusconi premier è uscito dal processo: da quel momento gli italiani hanno potuto giudicarlo per il suo operato da primo ministro, e non per le sue vicende processuali. Tra tutte le leggi ad personam salvo proprio quella, la più ad personam di tutte: è un principio sacrosanto che il cittadino chiamato dalla comunità nazionale a una massima carica politica non possa essere messo sotto processo. E lì il centrosinistra ebbe il suo ripensamento: capì finalmente che non pagava costruire la battaglia politica con le armi giudiziarie».
Un ripensamento di convenienza, dunque?
«Bisogna ricordare il clima: dopo le elezioni del 2001 la guida morale del centrosinistra era finita in mano ai suoi settori più giustizialisti e girotondini, la coalizione esisteva soltanto in quanto animata dall’antiberlusconismo. Pian piano però le cose hanno cominciato a cambiare, e chi aveva un po’ più di testa sulle spalle ha finito per prevalere».
Un ministro e un autorevole senatore ds, Di Pietro e D’Ambrosio, si sono subito scagliati contro l’assoluzione...
«Francamente, non mi pare che le loro reazioni abbiano il rango di posizioni politiche: sono due ex magistrati dell’accusa, coninvolti direttamente: difendono la categoria. Ma questa sentenza dimostra che c’è un giudice a Berlino, capace di dire che la prova manca. Più di questo la giustizia umana non può fare, bisogna smetterla di pensare che ogni processo sia un giudizio di Dio: è una partita tra lo Stato e l’imputato, con una tale disparità di potere tra i due da rendere indispensabile il massimo delle garanzie per chi è accusato».
Contento dell’assoluzione, dunque?
«Quando Berlusconi era indagato dicevo di augurarmi che fosse assolto, perché era l’unico premier che avevamo: facevo il giornalista a Bruxelles, lo seguivo nei suoi incontri con la stampa europea e non mi faceva alcun piacere, da italiano, che venisse continuamente assalito per le sue inchieste. Sono contento anche oggi, perché è l’unico capo dell’opposizione che abbiamo. Ed è importante che si ripristini finalmente una normalità di rapporti tra lui e la maggioranza: ci sarebbe solo da applaudire».