Polito: «I tributi fanno danni vanno ridati soldi agli italiani»

Il senatore liberal: «Pagare non è bello, l’Unione cambi strategia economica»

da Roma

«Ha detto così? Penso esattamente l’opposto». Antonio Polito, senatore liberal della Margherita, alle tasse «bellissime» non crede per nulla. Aggiunge che considera Padoa-Schioppa «un galantuomo», ma spiega che sia dal punto di vista pratico, che ideologico, quel giudizio rivela un tic della sinistra che lui vorrebbe combattere.
Senatore Polito, che fa, occhieggia alla destra?
«No: credo che la sinistra debba cambiare rotta sulle tasse».

Non le va bene l’aggettivo usato dal ministro?
«Le posso fare un esempio?».
Prego.
«Se prendo un taxi per l’aeroporto e pago 40 euro, per me pagare non è mai “bellissimo”. Bellissimo è viaggiare comodo, arrivare puntuale, non perdere l’aereo».
Quindi?
«Quindi è la qualità del servizio che mi fa sopportare la spesa. Ma se il taxi puzza, si ferma per strada e perdo l’aereo... Non solo non sono contento, ma se posso non pago».
Lo Stato deve offrire buoni servizi o abbassare le imposte?
«Dal taxi alla tax, userei una coppia di aggettivi diversi da Padoa-Schioppa: le tasse o sono utili, o sono profondamente ingiuste».
Ora sta usando quasi argomentazioni leghiste, stia attento...
«Nooo... Sto usando il buonsenso. Le tasse sono il principale motivo di sfiducia degli italiani verso il centrosinistra. Di più...».
Cosa?
«Sono convinto che noi ci abbiamo rimesso in campagna elettorale. Se in un mese abbiamo dissipato sei punti di vantaggio, è proprio perché abbiamo minacciato nuovi tributi, o, peggio, dato l’impressione che li avremmo aggiunti».
Qualcuno lo avete aggiunto...
«Peggio: abbiamo persino minacciato tasse, penso a quelle sui Bot, che poi non abbiamo messo! Il centrodestra, invece, appare più credibile sul tema, anche se Tremonti, poi - me lo faccia dire - ha di fatto alzato la pressione fiscale».
C’era la crisi, adesso non più.
«Io penso che si dovrebbe essere ancora più radicali. Si dice che non si può ridurre l’imposizione perché c’è il deficit».
Non è d’accordo?
«Dovrebbe essere il contrario. Prima bisogna ridurre le tasse, poi saremo obbligati a ridurre la spesa pubblica».
E perché allora sia Prodi che Padoa-Schioppa decantano il valore estetico del tributo?
«In una parte della sinistra esiste una vera e propria mistica delle tasse. Vuole un aneddoto?».
Racconti.
«Moderavo un dibattito con Fassino, in una festa de l’Unità: e la gente applaudiva perché diceva cose alla Padoa-Schioppa».
Lei ha fischiato?
«No. Però ho pensato che non poteva accadere in nessun altro luogo del mondo. È l’imprinting del lavoro dipendente che si somma al rigorismo socialdemocratico».
Padoa-Schioppa non ha né l’uno né l’altro...
«Ma coltiva un’idea pedagogica, per cui è bene dire così».
Forse perché lui il «taxi» non lo prende...
«No, è un galantuomo. Ma ha l’attrazione pura dell’intellettuale, convinto di essere sulla via migliore».
E il taxi Italia tarda sempre.
«Infatti il problema è quello. Io non ho un pregiudizio ideologico anti-tasse, ma penso che siano un danno per l’economia. Bisogna dare respiro a questo Paese, rimettere soldi nelle tasche degli italiani. Qui mancano sia i soldi che le autostrade: allora le tasse sono brutte...».
Parla come uno dei «liberisti» che la sinistra detesta?
«Dico che se tassi molto spendi molto. Se tassi poco, risparmi. Dico che se sono soldi tuoi ci stai più attento che se non lo sono. Anzi».
Anzi cosa?
«C’è il... mandato. Blair ha contenuto la pressione fiscale per 2 legislature. Poi ha proposto in campagna elettorale un piccolo aumento, che era finalizzato solo alla difesa del sistema sanitario».
Vuol dire che non ci possono essere deleghe in bianco?
«Esatto. In materia fiscale, se chiedi una lira in più devi spiegare che ci vuoi fare. E dopo due anni, se non lo hai fatto, la gente ti manda a casa».