Polizia e carabinieri d’accordo: "I militari in città hanno dato risultati"

Perfetta l’identità di vendute del questore Vincenzo Indolfi e del comandante provinciale dei carabinieri Sergio Pascali: l’intervento di quasi 450 militari ha portato buoni risultati. Hanno affiancato gli agenti nel controllo del territorio quando addirittura non li hanno sostituiti, come nel caso di vigilanza a obiettivi sensibili: ambasciate, luoghi di culto, personalità a rischio.
«Certamente i militari fanno attività di prevenzione, quindi ben vengano. Più ce n’è meglio è» dice Indolfi ricordando come dal 4 agosto le sole pattuglie miste esercito-polizia abbiano consentito di controllare in strada 1.200 persone. Che vanno ad affiancarsi ai 9mila controllati nelle zone più a rischio come stazione Centrale, via Padova e viale Monza, Navigli e Bonola. Ai censimenti effettuati nei campi nomadi autorizzati, 11, e abusivi, 16, e agli sgomberi, 19, in diverse zone della città. «E il maggior controllo del territorio ha consentito una diminuzione dei reati. Diverso è il problema della percezione da parte dell’opinione pubblica».
Ma tra tutti i reati in calo, invece salta agli occhi l’enorme balzo in avanti fatto dal traffico di stupefacenti. «I sequestri sono il frutto della repressione, un’attività che evidentemente non basta visto lo spaventoso aumento del consumo di cocaina. Bisogna fare prevenzione - ha detto Indolfi -. Noi già andiamo nelle scuole per illustrarne i pericoli, ma bisogna essere presenti in tutti i luoghi dove sia possibile andare». Sulle competenze della prevenzione il questore, però, non si sbilancia: «Compete a tutti». Gli fa eco Pascali: «È un fenomeno ormai diffusissimo, inarrestabile, che coinvolge tutti i ceti sociali e l’intera provincia. La nostra è un’attività di contenimento. La soluzione del problema è da ricercare in altri luoghi, non nell’attività repressiva».
Identico anche il giudizio sulle rapine in farmacia, diventato un reato «troppo» facile. «I rapinatori sono soprattutto italiani - precisa il questore - soprattutto tossicodipendenti, che mettono a segno un colpo in meno di quattro minuti». Tossicomani e giovani: il 22 per cento ha tra i 20 e i 25 anni. Spesso non sono armati anche se nel 31 per cento dei casi compare una pistola, nel 22 per cento un coltello, nel 10 per cento un cacciavite e nel 5 per cento un paio di forbici.
Il comandante provinciale dell’Arma chiede più collaborazione da parte delle vittime. «Solo il 22 per cento ha aderito al protocollo siglato con il ministero dell’Interno per avere agevolazioni nel posizionare sistemi di sorveglianza e collegamenti con il 112 e il 113. I farmacisti dovrebbero poi sgomberare le vetrine da espositori e annunci promozionali che impediscono alle nostre pattuglie, ma anche a un passante, di accorgersi della rapina».
ES