La polizia libera la tedesca rapita in Afghanistan

da Kabul

È durata due giorni la prigionia della cooperante tedesca Christina Barbara Meier. La donna, 31 anni, responsabile dell’ufficio di Kabul della Ong cristiana «Ora International» era stata rapita da un gruppo armato l’altro ieri in pieno giorno da quattro uomini, mentre mangiava in un fast-food della capitale afghana insieme con il marito che, invece, era riuscito a fuggire. La notizia della sua liberazione è arrivata ieri sera: la Meier è stata salvata con una operazione condotta da polizia e servizi segreti: sono stati catturati anche quattro sequestratori.
La donna era apparsa proprio ieri in un video, trasmesso dalla tv afghana Tolo: pallida, il capo e parte del corpo coperti da un ampio velo bianco, aveva chiesto aiuto al suo governo: «Sto bene - aveva detto -. Chiedo al mio Paese di adoperarsi al più presto per la mia liberazione». Parlando in dari, la giovane cooperante tedesca rispondeva alle domande che un uomo, fuori campo, le rivolgeva in un inglese stentato. Nel video comparivano anche i rapitori, armati, che affermavano di non avere legami con i talebani («Siamo un gruppo speciale») e chiedevano uno scambio con alcuni compagni detenuti.
Anche il secondo ostaggio tedesco in Afghanistan, l’ingegnere edile Rudolf Blechschmidt, 62 anni, rapito il 18 luglio scorso, ha dato ieri un segno di vita: giornalisti tedeschi a Kabul hanno detto di aver parlato con lui al telefono.