Polizia locale, è cominciato l'iter per la riforma

Recepite molte proposte del sindacato Sulpm

Rita Smordoni

Iscritta giovedì scorso all’ordine del giorno del Parlamento la riforma della Polizia Locale che la categoria aspetta da 20 anni. La riforma prevede l’eliminazione dei limiti alle qualifiche di polizia giudiziaria, il riconoscimento della forza di polizia locale, il contratto nazionale separato e l’armamento obbligatorio.
Cinquanta dirigenti del Sulpm, sindacato unitario lavoratori polizia municipale, hanno incontrato giovedì a piazza Montecitorio i relatori della legge, Nicola Cristaldi e Maurizio Saia, di Alleanza nazionale, i quali hanno garantito che l’approvazione della legge da parte della Camera dei Deputati è uno degli obiettivi della Casa della Libertà in quest’ultimo scorcio di stagione. «La legge risolverà, se sarà approvata, molti dei problemi della Polizia Municipale di Roma che Veltroni non ha risolto e, quando è intervenuto, ha perfino complicato» dichiara Alessandro Marchetti, segretario romano del Sulpm: «Mi riferisco alla mancata approvazione del Regolamento sull’armamento, che ha causato oltre 500 denunce dei lavoratori del Corpo nei confronti dei comandanti di gruppo, per aver ordinato servizi di polizia giudiziaria, polizia stradale e pubblica sicurezza a personale disarmato. O all’inutile Regolamento che, dopo tre anni dalla sua tanto proclamata approvazione, non è stato ancora applicato. Ci sono concorsi non terminati. Concorsi terminati e graduatorie approvate con persone da lungo tempo in attesa di essere chiamate. Lavoratori che non sono retribuiti nelle forme previste dal nuovo Regolamento del Corpo».
Il Regolamento, accusa il Sulpm, invece di essere condiviso con i sindacati è stato approvato con un atto unilaterale dalla Giunta Veltroni, ed ha trasformato il Comando del Corpo in una sorta di ministero. Con comandanti per ogni cosa. «Senza parlare - insiste Marchetti - del mancato finanziamento del fondo assistenza secondo i termini previsti dal medesimo Regolamento, e della completa assenza di politiche sulla sicurezza dei lavoratori, mandati allo sbaraglio a mani nude, senza strumenti di protezioni, spesso vittime di aggressioni in luoghi dove le altre polizie si presentano con l’equipaggiamento adatto». Basti citare lo Stadio Olimpico alle partite di calcio: contro le sassaiole i vigili vorrebbero le reti di protezioni sui vetri delle auto, contro le bastonate almeno il casco anti-sommossa. Nel mirino del Sulpm di Roma finisce anche l’ultimissimo bando di Veltroni per le assunzioni: «Un concorso per soli 300 agenti, fatto a pochi mesi dalle elezioni, sa molto di provvedimento elettorale. Il Sindaco ad ogni anniversario del Corpo dichiara che dovrebbero esserci a Roma almeno 12mila vigili urbani. Chiacchiere. L’accordo firmato con i sindacati prevedeva 8mila unità, siamo a 6.500, e quando nel 2007 il concorso sarà terminato ed entreranno le nuove reclute saremo sempre a 6.500, visto che il Corpo ha in media dai 150 ai 200 pensionamenti all’anno».
All’incontro a piazza Montecitorio era presente anche il capogruppo capitolino di An, Sergio Marchi, il quale si è augurato che la riforma della Polizia locale passi in fretta alla Camera e che anche il Campidoglio faccia finalmente la sua parte con un deciso cambio di marcia: «Sono annose e irrisolte le questioni relative all’organico del Corpo, allo scorrimento concorsuale, all’adeguamento del fondo assistenza, all’armamento dell’equipaggiamento dei vigili urbani. Tutti nodi che purtroppo non sono mai stati sciolti dal Comune di Roma».