La polizia scientifica a Sharm per gli esami del dna

Il Viminale ha inviato una squadra di esperti che dovrà dare un nome alle vittime ancora ignote

Alessandra Lotti

Entrano in azione ad ogni tragedia, passeggeri speciali non fosse altro per le inconsuete valigette da cui non si separano mai. In tempi in cui i bagagli vengono guardati con occhi diversi, questi celano al loro interno veri e propri laboratori mobili, che svelano qualcosa dei profili professionali dei loro possessori.
Così come avvenne nei giorni immediatamente successivi allo tsunami, l’onda anomala che il 26 dicembre ha spazzato di morte e flagellazione il sud est asiatico, ieri da Roma, sono partiti con destinazione Sharm el Sheikh, tre esperti della scientifica appartenenti alla Polizia di Stato e spediti sulle rive oltraggiate del Mar Rosso dal ministero dell’Interno. Un biologo e due tecnici per un compito ingrato quanto pietoso, a cui sono appese lacrime e speranze di quanti, a casa, attendono di capire, di sapere se potranno tirare un sospiro di sollievo o farsi completamente travolgere dalla tragedia, annidata questa volta dove meno te lo aspetti: una spiaggia a lungo sognata. Un viaggio per raccogliere campioni del Dna delle vittime degli attentati non ancora identificati per poi effettuare una serie di esami e comparazioni di laboratorio con la doppia elica, l’acido desossiribonucleico (Dna) di parenti dei dispersi italiani.
Gli esperti della polizia Scientifica sono da ieri al lavoro a Sharm e secondo le indicazioni fornite dalla Farnesina dovrebbero rientrare in Italia nella giornata di oggi. A Roma, intanto l’Unità di Crisi, in contatto con i rappresentanti sul posto e con l’Ambasciata al Cairo, continua a verificare le posizioni, gli spostamenti degli italiani presenti al momento dello scoppio delle tre autobombe, incrociando le liste dei tour operators, le risposte agli sms, le segnalazioni delle famiglie. Compito non semplice, dato che le presenze italiane in zona superano le trentamila.
L’attività degli uomini della Scientifica, reparto inquadrato nella Direzione Centrale Anticrimine della polizia di Stato, si concentrerà sul test del Dna, la tecnica più sicura, quella che consente di accertare l’appartenenza ad una persona di tracce anonime di tessuti o liquidi biologici. Un lavoro giocato su dettagli più personali: capelli, frammenti di pelle o unghie, tracce di saliva o di altri liquidi biologici sono gli elementi di partenza per eseguire il test. Dai campioni biologici vengono prima prelevate le cellule e quindi dalle cellule viene poi isolato il Dna. Il codice così prelevato viene copiato numerose volte per rendere l’esame più completo e e preciso. La sequenza di Dna ottenuta dai frammenti viene confrontata con quella della persona scomparsa o con quella di un parente prossimo. Se i frammenti delle due sequenze corrispondono, allora ci sono altissime probabilità che i due campioni appartengono allo stesso individuo. L’attività della polizia Scientifica viene integrata da quella di altri reparti di polizia che sono già al lavoro per raccogliere ogni elemento utile sui quattro dispersi italiani. In Italia, tra la Sicilia e la Puglia, sono tre le famiglie che guardano con ansia crescente al lavoro di questi tre uomini inviati a Sharm. Fino a venerdì notte paradiso delle vacanze.