La polizia stradale non viaggia in autostrada

L'inchiesta sui problemi della viabilità approda sulla famigerata A3. Tremila chilometri da Nord a Sud senza incontrare controlli. Solo all'ultima tappa, sulla Salerno-Reggio Calabria, si materializza una pattuglia

È come il prosciutto e melone d'estate. O il panettone a Natale. Diciamo la verità: come si può rinunciare alla Salerno-Reggio Calabria in un un'inchiesta sulle strade e autostrade più malconce d'Italia? È un evergreen del menefreghismo. Una tesi di laurea a due corsie, che racconta quasi a ogni metro, come gli errori di progettisti e manutentori si possono sedimentare, anno dopo anno, per dar luogo ad una sorta di curioso sito archeologico che, prima o poi, riporterà alla luce l'impudenza umana dagli anni Settanta a oggi. Eppoi, sincerità per sincerità, la Salerno-Reggio, ha questa intrinseca capacità di stupire. Sorprendere sempre per i suoi astuti trabocchetti per le sue spaventose e inammissibili lacune.

Sorprendere il neofita, comeme, che per la prima volta la percorre con timore reverenziale, e l'habitué dei suoi 400 e passa chilometri. E, puntualmente, mi sorprende subito questa strachiacchierata A3: perché, per la prima volta dall'inizio del mio viaggio che mi ha portato a girare da Est a Ovest, da Nord a Sud l'Italia (sono al giro di boa dei tremila chilometri oramai) incontro una pattuglia della polizia stradale. Accade all’area di servizio Alfaterna Ovest. Sono all'altezza di Cava dei Tirreni per intenderci, quindi per fare i pignoli, nemmenoal prologo di questo itinerario extralong. Sono partito alle 12,43 da Napoli e ora dopo quasi un’ora, visto che il tempo stimato dal navigatore di bordo, per l'arrivo a Reggio è per le 17,30 mi pare una buona idea inghiottire un panino e fare il pieno di bottiglie d'acqua minerale. Sto per risalire in auto dopo la sosta ed eccola: laggiù, in fondo acquattata all'ombra delle uniche frasche dell’area di servizio, la mia prima pattuglia. Mi avvicino per accertarmi che non sia un miraggio emagari scambiare quattro chiacchiere con i due agenti che stanno conversando con alcuni turisti, ai quali hanno appena controllato i documenti. Mi chiedevo, e mi sono continuato a chiedere, comemai fosse potuto accadere che, per tutto il periodo del mio pattugliamento stradale, non fossi incappato a mia volta, in una pattuglia della stradale. Ma non serve nemmeno che ponga la domanda ai due agenti perché, quando mi avvicino mentre congedano l'autista di una «Laguna» con targa parigina, attaccano a parlare tra loro di turni e di orari.

È la stessa risposta che leggo, d'altra parte, sui loro volti: sembrano a pezzi, sfiancati dal caldo e dalle ore trascorse in auto. Quindi proviamo a indovinare il seguito anche se sa di refrain, ascoltato troppe volte: pochi uomini, turni massacranti, una rete viaria che sembra non finire mai e che, a ogni estate, a ogni esodo, sembra porre nuovi problemi agli uomini preposti alla vigilanza e alla sicurezza stradale. Risalgo in auto augurandomi che prima o poi qualcuno ci fornisca, dati, cifre e spiegazioni. Anche perché ho un irresistibile desiderio di recapitarvi le mie prime impressioni su questa Salerno-Reggio Calabria. E devo farlo a caldo e al volo per non sforare con i tempi del Giornale dopo averne percorso una buona fetta.

Scrivo queste righe infatti da un'altra area di servizio, quella di Rende alle porte di Cosenza. Anche se fra me e me devo ammettere che ho vissuto disagi peggiori sulla Milano- Torino, ci sono osservazioni che è impossibile non fare, arrivati a questo punto. Prima di tutto non chiamiamo questa A3, autostrada, per favore. È vero che nessuno avrà il coraggio, almeno per un bel po’ di tempo ancora di chiedervi un pedaggio per percorrere fino in fondo questi 442,9 chilometri. È vero che tra il 2006 e il 2007 i chilometri completati e riordinati di questa A3 sono diventati 166,5 (peccato che ne manchino altri 270), è vero che i tratti a una sola corsia per senso di marcia, sempre dati dell'Anas alla mano, nel 2006 erano 61,9 km, adesso sono 39,3,maè altrettanto vero che in alcuni tratti si rasenta il paradosso. Si cerca cioè di inventarsi le code anche quando le auto potrebbero sfilare a discreta velocità senza problemi. Colpa anche di certi limiti insensati. Decisi, probabilmente con il sistema del sorteggio: qui ci mettiamo 60 là 80 anche se si potrebbe andare a 130. E qui, invece, all'ingresso di una sequela di gallerie poco illuminate, piazziamo un 100 all'ora da ritiro della patente. Di chi lo ha deciso. Siamo nella zona d’Italia più gettonata dagli ingorghi e manco si prende Isoradio. Sabotaggio?
(8. Continua)