La polizia voleva arrestare il papà killer, il pm no

L’uomo incassa la solidarietà della moglie e continua a respingere le accuse: «Io non ho mai toccato un bambino, volevo il mio Dennis più di ogni altra cosa»

Stefano Zurlo

da Milano

La polizia aveva sollecitato l’arresto di Filippo Tallarico, il giovane padre di Lecco condannato due volte in quattro giorni: per pedofilia e per l’omicidio del figlioletto. La questura si era rivolta al pubblico ministero, ma Giovanni Gatto non ha mai raccolto l’invito. E così ora, Tallarico è libero. In attesa dei processi d’appello che si svolgeranno nei prossimi mesi. A racontare tutta la storia è proprio il legale di Tallarico, Giuseppe Bova: «La questura si era rivolta a Gatto perchè chiedesse l’arresto di Tallarico. Ma Gatto non ha mai ritenuto che fossero sussistenti le condizioni per spedirlo in carcere».
Per Gatto non c’è il rischio che l’operaio scappi, e nemmeno è ipotizzabile che possa inquinare le prove. Infine, e questo è il dato più problematico, il Pm non crede nemmeno alla possibilità che l’imputato commetta di nuovo un reato. «Lo ha spiegato lui stesso in udienza - prosegue Bova - Gatto ha escluso tale ipotesi». Così, per ora, la situazione è in perfetto stallo. Due condanne, sia pure in primo grado, per un totale di 19 anni e due crimini che anche solo il buonsenso metterebbe in collegamento. Più un’altra figlia, allontanata dalla famiglia per maltrattamenti.
Strana storia, quella consumata sulle rive del lago di Como. Tallarico, operaio ventinovenne, viene processato due volte quasi in simultanea: nel primo dibattimento è accusato di aver abusato di due nipotine; nell’altro di aver provocato gravissime lesioni al figlioletto Dennis, morto per le botte riportate solo due mesi dopo la nascita. In tutti e due i processi, il pm è Gatto e curiosamente tutte e due le volte l’accusa propone una pena soft, ma viene contraddetta dal tribunale. Giovedì scorso Gatto suggerisce la condanna a 3 anni per il dibattimento sulle molestie, ma il tribunale dà una pena ben più alta, cinque anni; lunedì Gatto offre un ventaglio di soluzioni giuridiche al gip Salvatore Catalano: la morte per maltrattamenti, con condanna a 3 anni e mezzo; l’omicidio preterintenzionale e quindi 4 anni e mezzo. Catalano sposa invece la linea del rigore e dell’omicidio volontario e infligge all’imputato 14 anni, che sarebbero stati 21 senza lo sconto di un terzo garantito dal rito abbreviato.
Insomma, il Pm si è fatto un’idea di Tallarico assai diversa da quella dei giudici che l’hanno caricato di anni di carcere, andando ben oltre le sue richieste. In ogni caso Gatto non propone ai giudici l’arresto del papà. Nemmeno per il pericolo di reiterazione del reato. Giuliano Pisapia, ex presidente della Commissione giustizia della Camera e deputato di Rifondazione, si dice stupito: «Questo signore ha una personalità instabile: può diventare violento». Per Pisapia sarebbero sufficienti gli arresti domiciliari, ma il Pm resta sulle sue posizioni.
La partita giudiziaria proseguirà nei prossimi mesi, in appello: «Rimedieremo all’errore, questo è un infortunio sul lavoro - spiega Bova - si è mai visto un Pm che chiede una condanna a 3 anni e mezzo e viene smentito così clamorosamente dal tribunale?».
Nell’attesa, Tallarico resta libero. Incassa la solidarietà della moglie Loredana. E respinge tutte le accuse: «Io non ho mai toccato un bambino. Io volevo mio figlio più di ogni altra cosa». Certo, nessuno può dire con esattezza come siano andate le cose ma un fatto è certo: il piccolo Dennis arriva in fin di vita all’ospedale la notte del 21 gennaio 2003, accompagnato proprio dal genitore. È caduto dalla culla? Il piccolo muore e l’autopsia svela che la morte è arrivata in seguito a ripetuti traumi al cranio. Episodi agghiaccianti che sarebbero avvenuti nella casa dell’operaio.
Anche l’altro procedimento ha una gestazione complessa: le bambine avrebbero subito gli abusi tre anni fa, ma raccontano tutto alla madre in ritardo. Solo a quel punto parte la denuncia.