"Poliziotti fra i violenti? La Finocchiaro dice balle"

Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, replica alla senatrice democratica che
insinua la presenza di infiltrati negli scontri: "Pregiudizi per coprire
i centri sociali"

Roma - Gli infiltrati nelle manifestazioni? Balle. I Black bloc? Leggende metropolitane. Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni sgombera il campo dai tanti equivoci alimentati, dopo i violenti scontri di martedì a Roma, da chi ha interesse a «buttarla in caciara» e a coprire i veri responsabili dei disordini.

Chi sono?
«Appartengono a una realtà che noi conosciamo bene e che ha vari nomi: No Tav, No G8, no a tutto quello che sappiamo. E sono sempre gli stessi, ovvero la rete dei centri sociali, Autonomia operaia eccetera. Sono loro che vanno in giro e che puntualmente pensano di dover organizzare una distruzione sistematica della città, di doversi scontrare con la polizia. Del resto quando uno va a manifestare con i caschi anche senza motorino, bardato per nascondere il volto...».

E gli infiltrati?
«Ma questa degli infiltrati è una balla vecchia, che va avanti con una certa scientificità almeno dal G8 di Genova e ogni volta si riaffaccia puntualmente. Dire che tra quelli che mettono a ferro e fuoco le città ci sarebbero poliziotti infiltrati equivale a dire che c’è la complicità se non la regìa del ministro dell’Interno, cioè del governo. E la cosa incredibile di questa tesi, sostenuta da giornali come Repubblica, è che viene energicamente smentita dai diretti interessati, cioè da quelli che hanno provocato gli incidenti alle manifestazioni, che protestano in rete: ma come, ci siamo presi le manganellate, ci hanno arrestato e ora il merito se lo prendono i poliziotti fascisti? Basta ascoltare le radio dei collettivi, o andare sul sito di Indymedia per capirlo».

Su Indymedia si dice anche chiaramente: il ragazzo con la pala e il giaccone beige fotografato in vari momenti con in mano delle manette «non è uno sbirro, ma uno di noi».
«Questa vicenda, sostenuta anche da Anna Finocchiaro, è geniale! Repubblica pubblica delle foto in cui si vede questo personaggio con delle manette in mano, quindi - concludono loro - un poliziotto. Poi sul Corriere della Sera si vede questo tipo che viene trascinato via dalle forze dell’ordine. Peraltro, cuor di leone rivoluzionario, avrebbe piagnucolato: non mi potete toccare, sono minorenne...».

Passiamo ai Black bloc.
«Altra leggenda metropolitana. Ne parliamo come se fossero una squadra specializzata che esce fuor dal nulla, si infiltra nelle manifestazioni e distrugge le città. Ma in Italia non c’è nulla di simile, è uno strumento inventato a uso e consumo di chi vuole nascondere i veri responsabili degli incidenti perfino contro la volontà di questi ultimi».

Ma perché la violenza è sempre fascista?
«Mi fa sorridere che tal Enzo Letizia, segretario nazionale dell’Associazione nazionale funzionari di polizia, commentando gli scontri dica: bene la polizia contro la violenza fascista. Ma questa gente è tutt’altro che fascista! Il tentativo che si fa è di dire che chi è violento, anche se è di sinistra, assume atteggiamenti che sono di destra e quindi è di destra anch’egli. Ma non è così: questa gente si proclama antifascista».

La Finocchiaro chiede anche: chi paga questi distruttori?
«A questa domanda è facile rispondere: questi signori sono finanziati da tutte quelle amministrazioni che per decenni hanno permesso che occupassero stabili abusivi facendo poi sanatorie, fornendo loro luce e utenze, patrocinando o sponsorizzando le loro iniziative. E la Finocchiaro questo dovrebbe saperlo piuttosto bene come dovrebbe saperlo bene tutta Italia».

Si dovrà pur fare un distinguo, però, tra manifestanti pacifici e frange violente...
«Certo, anche perché i violenti sono i primi nemici di chi scende in strada per le sue idee, cancellano completamente slogan e concetti. Però chi ha un po’ di esperienza delle piazze sa che quando c’è un movimento ampio e forte che vuole escludere una minoranza violenta è in grado di farlo perfettamente. Soprattutto quando gli incidenti sono annunciati. Mi auguro di vedere in futuro quelli che manifestano pacificamente cacciare questa gente dai propri cortei e mi auguro che la stampa gli dia la giusta visibilità».

Pasolini diceva, a proposito degli scontri di Valle Giulia, nel 1968: io sto con i poliziotti, sono più proletari loro. È ancora così?
«Sì, questo fatto di giocare a fare la rivoluzione pretendendo di essere blanditi dalla intellighenzia più borghese e coperti dal potere politico è francamente patetico. Spesso questi signori sono figli di papà che distruggono la città, le auto, le edicole e i negozi della povera gente, fanno la guerra a gente che guadagna due lire per fare un lavoro pericolosissimo. Tra queste due facce dei giovani italiani non ho dubbi su chi scegliere».