Poliziotti a lezione da «Sara» per aiutare le donne maltrattate

Mariti violenti, incapaci di accettare la fine di un matrimonio, uomini pericolosi, che arrivano ad ammazzare di botte. Il caso di Marsciano è solo l’ultimo. Ma anche in quel caso il tragico epilogo forse si poteva evitare. Ne è convinta la dottoressa Marisa Guarneri, presidente della Casa di accoglienza delle donne maltrattate di Milano. Il delitto passionale in molti casi si può prevedere e prevenire. I segnali che permettono l’identificazione precoce dei fattori di rischio ci sono, e sono stati codificati. È un metodo importato dal Canada, si chiama Sara un acronimo per «Spousal Assault Risk Assessment» e permette di identificare i soggetti a rischio recidiva, cioè tutti quegli uomini che picchiano e insultano sistematicamente in una spirale di violenza che può portare all’omicidio. Un metodo nuovo, ma importantissimo per fare prevenzione. È stato proprio questo il fine del corso a cui hanno partecipato le forze della polizia milanese, agenti delle volanti, poliziotti di quartiere e della squadra anticrimine: per imparare a riconoscere i casi più a rischio e agire di conseguenza. Poliziotti dietro ai banchi per studiare, in collaborazione con il ministero dell’Interno e l’aiuto della dottoressa Anna Costanza Baldry docente di psicologia sociale all’Università di Napoli, come si previene la violenza domestica e come si possono diminuire gli omicidi in famiglia. «Le donne che si presentano in questura a denunciare mariti o fidanzati violenti devono essere ben indirizzate - spiega Marisa Guarneri -. Una denuncia di maltrattamento non può finire nel calderone degli esposti insieme a furti di bicilette o di auto. Deve seguire un iter ben preciso, finire nelle mani di magistrati competenti». La prima cosa da fare di fronte a una donna che denuncia violenze è non lasciarla sola. Il che vuol dire attivare tutta una serie di protezioni esterne, istituzioni comprese. Ma come funziona il metodo Sara? «In sostanza alle donne vengono forniti colloqui per capire la gravità della situazione. Agli uomini invece viene sottoposto un test. Alcuni indicatori sono fondamentali: è una persona che litiga spesso anche nei luoghi di lavoro? Beve? Proviene a sua volta da una famiglia con problemi? Variabili che incasellate forniscono il profilo di personalità a rischio».
I precedenti non mancano: diciottomila donne dal 1988 ad oggi o se preferite mille donne ogni anno si rivolgono al centro di viale Piceno. «La quantità è stabile - dice ancora la presidente del centro - ma la qualità è molto diversa, la violenza è molto più estrema». Attenzione: di fronte a un marito violento è meglio non dichiarare di volersi separare. È questo il momento più pericoloso. La separazione va progettata e organizzata con il supporto di assistenti sociali, se necessario. La tipologia più frequente? «Ci telefonano molte donne gia separate e perseguitate dall’ex partner. Sono le più a rischio. Purtroppo da noi lo stalking (la sindrome del molestatore) non è ancora un reato. Le donne devono fornirsi di un legale adeguato. Non essere sole rispetto al problema. Da sole uscirne non si può».