Poliziotti in rivolta contro i tagli «Ci manca anche la benzina»

«Una riforma vera e propria della nostra categoria? Bisognerebbe prima mutare radicalmente la società! E abbandonare in maniera definitiva tutta una cultura basata sui serbatoi di raccomandati a favore di procedure trasparenti e forme meritocratiche, naturalmente anche a livello retributivo, che ai nostri vertici sono sconosciute. Il cittadino non sa che i grandi uffici investigativi tirano avanti con le auto di Topolino. E che molte inchieste raggiungono il successo anche grazie a pirotecniche azioni di buona volontà anche nel metter mano personalmente al portafoglio!».
Si arrabbiano e discutono ma non s’illudono gli uomini e le donne del Sindacato autonomo di polizia (Sap). E con loro i vigili del fuoco, i finanzieri, la polizia penitenziaria, quella ambientale e forestale, i carabinieri e molti, moltissimi cittadini, gente comune unita senza divisioni a politici locali (Silvia Ferretto, consigliere regionale di An) e nazionali (il presidente dei deputati di An Ignazio La Russa, l’onorevole e assessore comunale alla Sicurezza, nonchè vicesindaco Riccardo De Corato, l’europarlamentare del Pd Antonio Panzeri e il deputato azzurro Antonio Verro). Sì, per la prima volta nella storia della Repubblica c’erano proprio tutti ieri in piazza a Milano per manifestare a fianco delle forze dell’ordine. Un serpentone umano di 16mila persone che, armate di solidarietà e fischietti, hanno raggiunto piazzale Oberdan o si sono aggregate, man mano, al corteo da viale Majno, in corso Monforte, in piazza San Babila, corso Venezia, via Senato fino a via Manzoni, raggiungendo l’omonimo teatro. Una volta lì, chi è riuscito a entrare ha ascoltato il segretario nazionale del Sap, Filippo Saltamartini, puntare il dito contro il Viminale e il ministro Giuliano Amato («ha chiesto 600 milioni di euro per pagare i debiti, la Finanziaria ne ha stanziati 100»), contro la cronica carenza di mezzi di ogni genere, («a partire dalle auto spesso senza benzina») che impediscono il pieno esercizio delle forze di polizia a tutela del cittadino nonostante la crescente richiesta di sicurezza conseguente al vertiginoso aumento degli episodi criminali («3 milioni di reati, dei quali, tra i più preoccupanti e in costante escalation è sicuramente il fenomeno delle rapine in villa»). Anziché mettere mano al riordino delle carriere, infatti, il Dipartimento di pubblica sicurezza si appresta a chiudere numerosi presidi della polizia stradale e ferroviaria in tutta Italia.