Poliziotto ammazzò per errore l’ispettore dei Nocs

Nuovi scenari si aprono sulla della morte di Samuele Donatoni, l'ispettore dei Nocs ucciso a Riofreddo (Roma) il 17 ottobre 1997 durante un conflitto a fuoco con i rapitori dell'imprenditore bresciano Giuseppe Soffiantini. Un collegio di periti, nominati dalla quarta Corte di assise di Roma, la stessa che sta processando per concorso in omicidio Giovanni Farina, l'ultimo dei sequestratori a finire nelle mani della giustizia dopo un anno di latitanza e già condannato a 28 anni di reclusione, hanno accertato che non fu un colpo di Kalashnikov sparato dal bandito Mario Moro a uccidere Donatoni, ma un proiettile esploso a una distanza di circa mezzo metro da una pistola calibro 9 parabellum della polizia. La circostanza potrebbe portare ad una revisione del processo per quegli imputati, tra questi il latitante Attilio Cubeddu (ergastolo), Osvaldo Broccoli e Giorgio Sergio (25 anni di carcere), condannati in via definitiva non solo per il sequestro di Soffiantini, ma anche per concorso nell'omicidio dell’ispettore. Mario Moro, l'uomo che, secondo la precedente perizia, avrebbe ucciso la testa di cuoio morì in un'altra sparatoria con la polizia avvenuta successivamente ai fatti di Riofreddo. Secondo i periti Donatoni, quando fu colpito, si trovava in una posizione raccolta, mentre chi stava sparando si trovava alla sua sinistra, a circa mezzo metro. Il proiettile fu sparato dal basso verso l'alto: il colpo raggiunse Donatoni ad una coscia, uscì e rientrò all'altezza del petto salvo poi riuscire. L'ispettore dei Nocs morì per uno choc emorragico conseguente a lacerazione dell’aorta. Una precedente perizia, redatta dal professor Carlo Torre, era giunta però a conclusioni diametralmente opposte. In particolare, l’esperto aveva individuato sulla tuta indossata da Donatoni tracce di colorazione lasciate da una cartuccia «tracciante» di Kalashnikov.

Annunci

Altri articoli