Il poliziotto Cage indaga nella comunità politeista

Il prescelto di Neil LaBute è The Wicker Man (L'uomo di vimini) dell'ultima Mostra di Venezia, uno di quei film che si possono vedere senza provare, all'uscita, l'impulso di farsi rendere i soldi del biglietto. Siamo su un'isola degli Stati Uniti (in realtà, Canada), dove la comunità locale s'è data un regime matriarcale, dedito al culto non del Dollaro, ma di Cibele. Permeato di razionalismo, il poliziotto Nicolas Cage vi sbarca per salvare la figlioletta... Di più non si dice sul soggetto, punto forte del film. Merita di ricordare che si tratta del rifacimento di un film inglese di Robin Hardy (1973), di cui Il prescelto conserva il finale originale, di gusto europeo. Ma, prima d'arrivarci, LaBute innova parecchio. Il poliziotto del film di Hardy era giovane, credente e vergine; a Cage, anche per età, LaBute non chiede tanto. Inoltre il culto politeista dell'originale era guidato da un uomo (Christopher Lee), nel Prescelto da una donna (Ellen Burstin). Il genere è quello che va dal Signore delle Mosche di Peter Brook, archetipo fantastico-religioso, a The Village di Night Shyamalan, ovvero una comunità chiusa sviluppa particolari autodifese. Così, se già diffidavate delle isolette, dopo Il prescelto non ci andrete più.

IL PRESCELTO (Germania/Usa, 2006) di Neil LaBute, con Nicolas Cage, Ellen Burstin. 97 minuti