Il poliziotto che avrebbe evitato l’altro delitto

(...) Indagini chiuse, non se ne fa niente. Formalmente mancano le prove. Il capo della mobile ha presente quei faldoni messi assieme in settimane di indagine. In questura, sollecitati anche dal questore Salvatore Presenti a risolvere un caso che non lasciava affatto tranquilli i genovesi, i suoi uomini non si erano certo risparmiati. E lui potrebbe citare a memoria ogni documento. Sull’omicidio di Luciana Biggi, la ragazza uccisa nei vicoli di Genova, non ha problemi a ricostruire ogni particolare che a suo avviso poteva incastrare Delfino. Quello era un suo caso.
Sanfilippo, è sicuro che fosse lui il killer?
«Non ho mai avuto dubbi, dopo tutto quello che abbiamo raccolto».
Quando se n’è convinto?
«Appena lo abbiamo identificato. E abbiamo iniziato a mettere a posto ogni elemento».
Tipo?
«Abbiamo ricostruito la notte dell’omicidio. Abbiamo guardato le immagini delle telecamere montate nella zona del delitto. Lui era con la ex fidanzata pochi metri e pochi minuti prima che venisse uccisa».
Un po’ pochino?
«Abbiamo fatto una perquisizione in casa sua. C’erano tutti gli abiti di quella sera messi in lavatrice, persino le scarpe».
E tracce di sangue, zero?
«Infatti, era già stato tutto lavato».
Nei telefilm usano il luminol, che scopre il sangue anche dopo anni?
«Lo abbiamo usato, eccome. Ma se un capo viene davvero lavato, intendo lavato per bene, non resta traccia. Persino le scarpe in lavatrice, non sembra strano?»
Altri elementi contro Delfino?
«In passato aveva già tentato di uccidere un’altra ex fidanzata. Tentò di strangolarla. Quella volta però la ragazza non sporse denuncia».
Neppure dopo l’omicidio Biggi?
«A noi confermò l’episodio. All’epoca del fatto aveva paura, ma quando venne in questura ci spiegò che il suo ex fidanzato aveva effettivamente tentato di ucciderla».
Perché non l’avete arrestato subito?
«Perché era irreperibile, era scomparso. Passarono alcuni giorni prima che riuscissimo a trovare Luca Delfino. E aveva già fatto sparire tutto».
Ma al magistrato cosa serviva per firmare l’arresto?
«Cercava la pistola fumante, la prova schiacciante».
E non gliel’avete data.
«Non sempre si trova la pistola fumante. A volte però nelle indagini bastano i molti indizi gravi e concordanti».
Una delusione per voi. Quante persone ci avevano lavorato?
«Tutta la sezione omicidi del vice questore Alessandra Bucci. Giorno e notte. Avevano fatto tutto quello che potevano, trovando quello che potevano trovare»
Ma l’indagine finì?
«In conclusione scrissi alla procura per confermare le nostre convinzioni, cioè che ci trovavamo di fronte all’assassino, a una persona estremamente pericolosa».
Che sarebbe tornata ad uccidere?
«No comment».
Beh, è successo.
«No comment».
Per la squadra mobile genovese il caso Delfino-Biggi finì così, nonostante i familiari della vittima continuassero a chiedere l’arresto del genovese che oggi, trentenne, ha ucciso ancora. Ancora in strada. Ancora la ex fidanzata. Lo ha fatto a Sanremo, perché là, nel ponente ligure e più precisamente a Vallecrosia, si era trasferito dopo aver iniziato una nuova relazione. Le terribili coincidenze che fanno di quello avvenuto ieri un delitto in fotocopia rispetto a quello dei vicoli di un anno fa, non si esauriscono qui. Perché anche in questo caso, prima di essere uccisa, la ex fidanzata di Delfino, aveva accusato il compagno di essere un violento. L’unica cosa che non coincide è il nome dell’assassino. Non per i poliziotti di Genova e di Imperia. Per loro il commento è sempre quello. Non per i registri degli indagati di Genova e di Imperia. Su entrambi Luca Delfino risulta il sospettato numero uno. Il nome non coincide sui libri matricolari delle carceri di Genova e di Imperia. Anche perché se sul primo ci fosse stato scritto il nome di Luca Delfino, oggi lo stesso trentenne non sarebbe ospite del penitenziario di Sanremo. E la sua nuova fidanzata, Maria Antonietta Multari, sarebbe ancora viva. Vero Sanfilippo? «No comment».