IL POLIZIOTTO FRANCESCO DE VITO

Milano «La mancata approvazione della norma che allunga i termini di trattenimento permetterà ad almeno mille clandestini di tornare subito liberi, senza assistenza o mezzi di sostentamento, esposti alle lusinghe della criminalità». Firmato Emanuele Bignoli, segretario regionale dell’Ugl polizia, primo sindacato a intuire i disastri del mancata conversione in legge del decreto che allunga da 2 a 6 mesi la permanenza nei Centri di identificazione. «Un vero disastro - rincara la dose il suo segretario milanese Francesco De Vito - anche perché stiamo parlando di persone fermate da agenti per i quali da mesi non si trovano i soldi per gli straordinari: lavoro buttato via e neppure pagato».
Un migliaio di clandestini che stanno già lasciando i centri?
«Un migliaio adesso, ma nei prossimi giorni man mano che gli altri avranno maturato i 60 giorni massimi previsti dalla legge, ne usciranno ancora, a centinaia».
Che voi pensate «esposti alle lusinghe della criminalità».
«Senza alcuna risorsa sono destinati e diventare manovalanza della malavita organizzata».
Come Ugl cosa proponete?
«Almeno tre iniziative. Innanzitutto allungare i termini di trattenimento. Almeno come deterrente: se un clandestino sa di rimanere in un centro due mesi e poi essere lasciato libero se non viene individuato il Paese di origine, gli conviene venire in Italia. Se la permanenza viene portata a 6 mesi, ci pensa».
E le altre due proposte?
«Ipotizzare di trasformare in reato la clandestinità. E rivedere i trattati internazionali per rimpatriare gli irregolari non identificati al Paese di ultima provenienza».
Vuol dire di origine?
«No, no, proprio di ultima provenienza, per obbligare le nazioni da cui spiccano il balzo verso l’Italia e controllare meglio territorio e acque territoriali. La maggior parte dei clandestini viene ammassata in veri campi concentramento in Libia, in attesa di partire verso la Sicilia sulle famose “carrette del mare”. Se mettessimo questo Paese di fronte alle proprie responsabilità, rispedendogli i clandestini che non siamo riusciti a identificare e mandare a casa loro, i flussi non dico che cesserebbero, ma verrebbero fortemente ridimensionati».