Poliziotto ucciso, il calcio si ferma

Un ispettore capo della polizia morto, un altro poliziotto gravissimo, 100 feriti. È il drammatico bilancio della guerriglia avvenuta ieri sera dopo il derby Catania-Palermo. Il poliziotto è stato colpito da una bomba carta. La Figc blocca tutti i campionati. Stop anche per la Nazionale

Milano - E il calcio italiano si ferma. Tutto il calcio italiano dalla serie A ai dilettanti, settore appena macchiato dal sangue di un dirigente calabrese, Ermanno Licursi, ucciso nel corso di altri episodi di violenza cieca e assurda e ricordato ieri sera con un minuto di silenzio macchiato dentro lo stadio Massimino da squallide interruzioni. La decisione, clamorosa e tempestiva, porta la firma del commissario straordinario della federcalcio avvocato Luca Pancalli. «Fermiamo il calcio» è l’annuncio asciutto del dirigente scelto da Petrucci e dal Coni per gestire il dopo Guido Rossi al culmine di una consultazione telefonica seguita da un vertice svoltosi in gran fretta negli uffici della Figc in via Allegri, a Roma. Riuniti al volo tutti i dirigenti e i funzionari degli uffici più importanti, Antonello Valentini tra i primi a presentarsi all’appuntamento. L’annuncio-choc matura dopo le ore 22 quando ormai le immagini allucinanti degli scontri tra polizia e tifosi, dentro e fuori lo stadio di Catania, su un campo di guerriglia urbana, fanno il giro delle televisioni e la notizia drammatica della morte dell’ispettore di polizia Filippo Raciti piomba come un macigno sul cuore della gente e sul futuro del calcio italiano. «È una decisione sofferta ma indispensabile» è la frase successiva dell’avvocato Pancalli già intervenuto a minacciare un provvedimento di questo tipo dopo gli avvenimenti recenti in Calabria. «Senza misure drastiche non si riparte. Una giornata non può bastare. Serve dell’altro. E lo decideremo in una riunione con Prodi, e i ministri Amato e Melandri da organizzare lunedì» è il suo commento successivo. Medita di fermare il calcio per un mese. «Servono misure drastiche - conclude -, leggi speciali se necessario».
Dalla parte di Pancalli si schiera tutto lo sport italiano. Gianni Petrucci, il presidente del Coni, è il primo a condividere la soluzione drastica, il contro-choc, e a benedire il provvedimento che si abbatte come un ciclone sul venerdì nero, anzi nerissimo del calcio italiano. Nessuno pensa al campionato da spostare e far slittare, nessuno si preoccupa della reclamata organizzazione degli europei del 2012 che vacilla pericolosamente: tutti hanno a cuore solo le lacrime da riservare alla figura di quel poliziotto morto sul fronte del calcio a Catania, tra opposte fazioni di nuovi barbari travestiti da tifosi del pallone. D’accordo Sergio Campana, il presidente del sindacato calciatori, il sindacalista. D’accordo Tonino Matarrese, il presidente della Lega professionisti, bloccato a letto da un fastidioso malanno, con la voce rauca, e pronto a spendersi in cento improvvisi colloqui pur di partecipare all’evento e di non lasciare solo il commissario. «Per tutti noi- è la chiosa di Matarrese - questo è un momento terribile durante il quale proviamo una profonda angoscia per il destino riservato al povero poliziotto Filippo Raciti e al dolore della sua famiglia. Per questo il primo pensiero va a tutte le forze dell’ordine. Mai come in questo momento il calcio deve riflettere e interrogarsi sul proprio futuro». La conclusione di Matarrese è un pugno nello stomaco dell’intera organizzazione: il calcio italiano sta per soccombere, messo sotto dalla violenza delle frange estremiste del suo tifo, e non fa niente per sottrarsi a questo infame e avvilente destino.
Al lavoro, dalla stessa ora, anche il segretario della Lega di Milano Brunelli. C’è da far slittare di una settimana il campionato con la giornata in programma tra oggi sabato e domenica pomeriggio (Inter-Roma il clou) e di trovare un mercoledì libero per recuperare il turno perso. Non solo. Da lunedì sono attesi i provvedimenti straordinari di natura sportiva per il Catania e per il Palermo: ci sarà la mannaia del giudice sportivo e nessuno oserà sollevare obiezioni. Non è la prima volta che il calcio si ferma, per una settimana, nella corsa cieca verso il dirupo. Accadde già nel campionato del ’95 e allora a far da esca al provvedimento, voluto con tutta la sua forza, dal sindacato e da Campana, fu l’omicidio di Vincenzo Spagnolo, un tifoso del Genoa, ucciso con una coltellata nel fianco, ai margini di una partita, Genoa-Milan sospesa nel secondo tempo per effetto del panico provocato dalla pubblicità della notizia giunta nella curva del grifone. Dodici anni dopo, il calcio italiano ritorna a mettersi il lutto al braccio e a fare i conti con la follia collettiva che contamina una città, Catania, e una regione, avvelenata dalla rivalità calcistica invece che risultarne promossa. Ci risiamo. Il calcio si ferma.