Polizze previdenziali alla prova dei mercati Ecco chi rende di più

I dati definitivi si conosceranno ad aprile, quando saranno disponibili i rendimenti 2008 di tutte le 296 gestioni separate vita, i fondi che determinano le prestazioni delle polizze vita tradizionali. Ma già in base alle anticipazioni, di 38 gestioni che hanno già comunicato i dati 2008 (vedere tabella sotto), si può affermare che non ci dovrebbero essere brutte sorprese; il rendimento medio netto si attesta infatti al 3,55%, non molto distante dal 3,69% registrato nel 2007 e al 3,57% medio annuo degli ultimi cinque. Alla luce di quello che è accaduto nel 2008 (meno 50% a Piazza Affari) non è male, si tratta un rendimento superiore al tasso di inflazione e in linea con quello dei Bot (3,9% nel 2008).
Ma in cosa investono le gestioni separate vita delle assicurazioni italiane? La composizione delle polizze classiche, in base ai dati raccolti dall’Ania (l’associazione delle compagnie di assicurazione italiane) evidenzia una netta prevalenza di titoli di Stato italiani, tra i quali spicca la presenza dei Btp (34,6% del portafoglio), seguono i Cct, (7,6%), tutti gli altri titoli di Stato raggiungono il 19,4% del patrimonio. Quote molto contenute invece sia per i titoli azionari (6,3%) e le quote di fondi comuni e di sicav (4,4%). Percentuali residuali, infine, per i titoli esteri.
Punti critici
Le polizze vita classiche vantano, in Italia, una storia addirittura più lunga dei fondi comuni: nei primi anni ’80 erano uno degli strumenti di risparmio più diffuso tra le famiglie. Una diffusione incentivata anche grazie alla vendita porta a porta da parte degli agenti assicurativi a cui erano riconosciute generose commissioni (che, in gergo tecnico, vengono definiti «caricamenti»). Costi che si attestavano, di norma tra il 20 e il 30% e che potevano avere una qualche giustificazione solo in ottica di risparmio fiscale: i contratti stipulati fino al 2000 permettevano, infatti, una detrazione fiscale del 19% del premio versato. Negli ultimi anni, tuttavia, i caricamenti sono stati gradualmente ridotti anche grazie all’avvento sul mercato delle polizze promosse da compagnie di emanazione bancaria: attualmente il caricamento medio oscilla tra il 5% e il 10%. Spese che, quindi, restano alte ma che devono essere valutate in proporzione alla durata del contratto scelto. Per esempio, una polizza di durata ventennale il cui caricamento fosse dell’8%, avrebbe un costo medio annuo dello 0,40% mentre un contratto assicurativo con un caricamento del 10% e durata cinque anni evidenzierebbe un onere medio annuo del 2%.
Punti di forza
In ogni caso, i risultati effettivi per i risparmiatori (al netto delle commissioni di gestione ma al lordo dei vantaggi fiscali e dei costi di entrata e di uscita) non vedono sfigurare le polizze vita sia nel breve termine, sia nel medio lungo. Per esempio, sulla distanza dei dieci anni, dal 1999 al 2008, il rendimento medio delle polizze vita, pari al 48,3%, supera le performance dei Btp (46,2%) dei Cct (31,5%), delle azioni mondiali (-13,7%) e di quelle italiane (-11,4%). Ma i veri punti di forza delle polizze vita classiche sono due: la separatezza del patrimonio gestito e il consolidamento annuo dei rendimenti. Queste polizze vita, infatti, si basano sulle gestioni separate, vale a dire su un portafoglio distinto dal patrimonio della compagnia vita: nel caso che quest’ultima fallisse il beneficiario della polizza non avrebbe nulla da temere in quanto il suo capitale accumulato con la polizza non rientrerebbe nell’attivo fallimentare della compagnia ma verrebbe liquidato al 100% al legittimo proprietario. Inoltre, i rendimenti annuali sono certificati da una società di revisione e consolidati: in questo modo il capitale accumulato si rivaluta a quel preciso tasso e può solo aumentare anno dopo anno.