Pollari: o tradisco lo Stato o sarò un capro espiatorio

L’ex capo dei Servizi ai giudici: sul caso Abu Omar la legge mi impedisce di difendermi

da Milano

Arriva a palazzo di giustizia di buon mattino, s’infila nell’ufficio del gip Caterina Interlandi e nel giro di un quarto d’ora gioca le carte preparate dai suoi difensori. «Mi sento una vittima sacrificale, un capro espiatorio», spiega il generale Nicolò Pollari, l’ex numero uno del Sismi accusato di aver partecipato al sequestro di Abu Omar. Intanto i suoi difensori cercano di mettere i bastoni fra le ruote della Procura che spinge per ottenere il rinvio a giudizio dell’alto ufficiale e degli agenti della Cia ritenuti responsabili, a vario titolo, del rapimento dell’imam a Milano il 17 febbraio 2003. La mossa di Titta Madia e Franco Coppi è semplice: fermare il procedimento e andare davanti alla Corte costituzionale per esplorare i confini del segreto di Stato. I due penalisti sostengono che Pollari ha le mani legate: le prove della sua innocenza sarebbero contenute in 80 documenti, ma quelle carte sono blindate. Sotto chiave, con un doppio sigillo: il segreto di Stato, apposto dal governo Berlusconi, è stato confermato da Prodi. Ma Prodi non ha sciolto dal vincolo Pollari. E allora la difesa punta a scardinare l’articolo 202 del codice di procedura penale in base al quale un imputato non può invocare, a sua difesa, il segreto di Stato, a differenza del testimone, perché sul segreto di Stato prevale il diritto alla difesa. Pollari quel segreto non può e non vuole violarlo perché commetterebbe un reato gravissimo, rivelando notizie riservate concernenti la sicurezza dello Stato e la sicurezza dello Stato prevale, a sentire la Consulta, anche sul diritto alla difesa. «O tradisco lo Stato - riassume Pollari - o vestirò i panni della vittima».
Per il testimone, invece, il codice prevede un percorso agevolato: se il teste oppone il segreto e se il premier lo conferma, il giudice si blocca e il processo finisce proprio per non portare in piazza argomenti vitali per il Paese. Ecco dunque l’eccezione di legittimità condensata in una memoria.
In parallelo, Madia e Coppi chiedono che sia ascoltato chi ha letto gli incartamenti e può scagionare il generale: l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, l’ex sottosegretario alla presidenza Gianni Letta, l’ex ministro della difesa Antonio Martino, l’ex ministro della funzione pubblica Franco Frattini: «Costoro potranno riferire che il generale Pollari si oppose, con condotte inequivoche e con assoluta fermezza, a ogni ipotesi di progetti di attività illegali anche aventi finalità di lotta al terrorismo». Non solo, Pollari chiama in soccorso anche l’attuale squadra di Palazzo Chigi: Romano Prodi, il sottosegretario alla presidenza Enrico Micheli, il ministro della Difesa Arturo Parisi: «Potranno riferire che la documentazione» necessaria alla difesa di Pollari «è anche successiva all’interrogatorio del generale», avvenuto il 15 luglio scorso.
I Pm Armando Spataro e Ferdinando Pomarici chiedono al gip Interlandi di dichiarare manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale e dunque di andare avanti: per loro Pollari si nasconde dietro un espediente e si può difendere come meglio crede. Le testimonianze, poi, servirebbero solo a dimostrare che su alcuni atti c’è il segreto di Stato, circostanza già nota, e non a escludere l’estraneità di Pollari alla vicenda, unico argomento dell’udienza preliminare. «Si tratta non di un alibi - sintetizzano i Pm - ma di una promessa di alibi».
L’udienza si svolge in un clima teso. Volano parole grosse fra Spataro e l’avvocato Luca Lauri, difensore dell’ex dirigente del controspionaggio Marco Mancini. Poi il gip Interlandi dà appuntamento al 6 febbraio: «La decisione del giudice - spiega Coppi lasciando il Palazzo di giustizia - è attesa in molte sedi. Riconoscendo la prevalenza della sicurezza dello Stato appaiono evidenti i profili di irragionevolezza dell’attuale normativa e la sua intrinseca contraddittorietà. Non si capisce perché un imputato debba fare da capro espiatorio».