Pollari a Palazzo Chigi: mai ordinato il sequestro

L’ipotesi di fondi neri dietro un’operazione immobiliare piena di anomalie

Pietro Balducci

da Milano

Spie che spiano altre spie, nastri «autoprodotti» per salvare la propria poltrona e dirottare la responsabilità altrove. Sono furenti gli avvocati di Nicolò Pollari, numero uno del Sismi, per la divulgazione su alcuni quotidiani della registrazione di un colloquio fra Marco Mancini e Gustavo Pignero, i due alti funzionari del servizio segreto militare coinvolti nell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar. Da questo nastro risulterebbe - scrivono alcuni giornali - che Pollari non solo era a conoscenza del rapimento, ma che era stato lui a darne l’ordine dietro esplicita richiesta della Cia. Il legale di Mancini ha invece smentito che dalla registrazione risulti che Pollari ordinò di sequestrare Abu Omar. Anzi, dalla registrazione risulterebbe che sia Pollari, sia Pignero che Mancini concordarono nel non volere aiutare la Cia nel sequestro.
«Pollari aveva impartito un divieto assoluto di realizzare azioni illegali» - hanno dichiarato i suoi legali - «anche se allo stato non è possibile darne puntuale dimostrazione per l’esistenza del segreto di Stato». E continuano: «Vi sono evidenze, precise, attendibili e reiterate, che smentiscono il colloquio illecitamente pubblicato e raccolto con modalità discutibili. Non le divulghiamo per non entrare nel circuito mediatico della fuga di notizie». Ieri mattina Pollari si è recato a Palazzo Chigi a colloquio con Enrico Micheli, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti. Il governo è molto preoccupato dal coinvolgimento della Cia nell’inchiesta sul rapimento di Abu Omar: due giorni fa la procura di Milano ha inviato alla Procura generale una nuova richiesta di estradizione per 22 agenti dei servizi segreti americani che secondo i magistrati sarebbero coinvolti nel caso.
«Il Sismi e il suo direttore hanno diritto a ottenere chiarezza e garanzia di legalità» ha dichiarato il presidente della commissione Difesa del Senato Sergio De Gregorio, secondo il quale sulla vicenda del sequestro dell’imam Abu Omar «la politica deve avere il coraggio di assumere una posizione chiara e tempestiva». E lancia un monito: «Il governo decida: o libera il generale Pollari dal segreto di Stato o conferma la sua incapacità a difendersi, dettata da ragioni di Stato. Non si può compromettere, così gravemente e così a lungo, la sicurezza nazionale mediante attività delegittimanti del Servizio in Italia e nel mondo».