Pollastrini copia Bertinotti sui Pacs I vescovi: «Basta lezioni al Papa»

La ds titolare alle Pari opportunità: «Sulle unioni di fatto avanti con determinazione»

da Roma

Fausto Bertinotti «non dia lezioni al Papa». Il presidente della Camera, intervistato da Bruno Vespa, interviene a favore del riconoscimento dei diritti delle coppie omosessuali (Pacs) e critica il «rifiuto della modernizzazione» da parte di Benedetto XVI. Parole che gettano sconcerto all’interno delle gerarchie vaticane che si aspettavano un atteggiamento imparziale da chi ricopre un ruolo istituzionale tanto delicato. È l’agenzia dei vescovi (Sir) a stigmatizzare l’intervento di Bertinotti, sottolineando in negativo la differenza con «l’equilibrato messaggio del presidente della Repubblica» appena insediato.
«Colpisce, in un esponente di punta della sinistra, approdato a un alto incarico istituzionale, il fatto che piuttosto che usare la tribuna televisiva per dire "qualcosa di sinistra", come forse si attendono i suoi elettori, nel Parlamento e nel Paese, finisca con l'oscurare proprio la famiglia, che in Italia, come ha sottolineato con forza lo stesso Napolitano, è una delle istituzioni più care, anche al popolo di sinistra», scrive il Servizio informazione religiosa della Chiesa italiana.
Per Bertinotti, osservano i vescovi, la famiglia tradizionale è troppo antiquata: «Bisogna modernizzare e introdurre altre forme di unione. E qui forse sta il punto: anche la sinistra più pura la sacrifica alla modernizzazione, alle ideologie radicali dei secoli scorsi, pretendendo di dare lezioni al Papa». Sir conclude evidenziando come «l’ideologia della modernizzazione è schermo fallace» e che «i tentativi di dare un improprio e non necessario riconoscimento giuridico a forme di unione che sono radicalmente diverse dalla famiglia, oscurano il suo ruolo sociale e contribuiscono a destabilizzarla, con gravissimi costi sociali, oggi e in prospettiva futura».
Anche per il quotidiano dei vescovi, Avvenire, quello di Bertinotti «non è un bell'inizio» visto che si è messo in cattedra per «correggere il Papa» come un «improvvisato maestro».
Le parole di Bertinotti in difesa dei Pacs ancora una volta mettono in imbarazzo la coalizione di Romano Prodi al cui interno convivono faticosamente posizioni agli antipodi. Come quelle dei cattolici della Margherita che insieme con l’Udeur di Clemente Mastella di Pacs non vogliono neppure sentire parlare. La prima a criticare il presidente della Camera è la senatrice Paola Binetti, Dl. «L’intervento di Bertinotti mi ha sorpreso - dice la Binetti -. La sua posizione a favore dei Pacs, legittima a livello personale, è impropria in virtù del suo ruolo istituzionale». La Binetti ricorda all’ex leader di Rifondazione comunista che i Pacs non sono previsti nel programma dell’Unione e che lui «come presidente della Camera è chiamato a rispettare e a non anticipare scelte su cui è il Parlamento a dover riflettere attentamente, coinvolgendo l'opposizione». La senatrice trova poi davvero «singolari i giudizi sul Papa da parte di Bertinotti. Mi auguro quindi che il presidente Bertinotti si fosse preso una breve vacanza dal suo ruolo istituzionale, tornando così a esprimersi come semplice cittadino».
Ma la Binetti deve fare i conti anche con i suoi alleati che invece condividono e sostengono le tesi dell’ex segretario Prc. Per il ds Franco Grillini le parole di Bertinotti sui Pacs e i diritti degli omosessuali «sono sacrosante». E anche per una ds moderata come Barbara Pollastrini, appena nominata ministro per le Pari opportunità, «sui Pacs si deve andare avanti con determinazione».
Sulla necessità di riconoscere i diritti delle coppie gay in questa legislatura non hanno dubbi neppure Marco Rizzo del Pdci - «non si torna indietro» - e il transgender Vladimir Luxuria, eletto con Rifondazione, che pone come conditio sine qua non «il riconoscimento pubblico delle unioni civili».