Pollini dirige Mozart: ed è la bellezza assoluta

Una volta ero in un palco alla Scala con Maurizio Pollini, Celibidache dirigeva la Sesta di Ciaikovskij. Dopo il primo tempo ci guardammo e parlammo contemporaneamente: lui disse «Pesante, ma importante», io «Importante ma pesante». Questo è per confessare che cosa mi unisca e mi divida, sulla musica, da Pollini. Le congenialità verso un artista che pensa e compie scelte nette, anche al di fuori della musica, mettono ciascuno di noi in buone o in allarmate disposizioni. Ma quando suona, in ogni scelta, senti la grandezza. Tutto è eloquente, motivato, dentro la struttura della composizione, ogni nota è rivelatrice come una parola intelligente. Questo disco di Mozart è un serrato dialogo con i mitici Wiener Philharmoniker, che dirige dal pianoforte; dialogo a volte sulla soglia della prepotenza dove invece ci aspetteremmo di bearci, come nel famoso Adagio del Concerto K 467, e a volte vertiginoso dove non avremmo mai immaginato; dove il pensiero s'accompagna alla grazia della bellezza assoluta. Gli abbellimenti sono scintillanti come i giochi di parole nel teatro di Shakespeare, un accento da solo può provocare ventate nell'orchestra, le cadenze sono sbalorditive. Alla fine uno sa di Mozart più di prima.

Maurizio Pollini e Wiener Philarmoniker - Mozart. Concerti per pianoforte K 453 e K 467 (Deutsche Grammophon)