Ma il Polo accusa il Viminale: «Sugli stadi solo chiacchiere»

La Russa (An): «Si è perso tempo con i decreti senza veri provvedimenti». Solidarietà agli agenti dal verde Cento: «I governi non c’entrano, dall’Italia massima collaborazione»

Roma - Una partita di calcio che diventa un caso di sicurezza con pesanti contraccolpi internazionali. E la politica non può restarne fuori. Ma, dopo la prima reazione unanime alla protesta del governo inglese, c’è incertezza su come affrontare il problema dell’incontro Roma-Manchester e i poli si dividono tra solidarietà e critiche alle forze dell’ordine.
Per il sottosegretario all’Economia, il Verde Paolo Cento, bisogna evitare di «tirare in ballo i governi»: la polizia italiana ha dato «la massima collaborazione» a quella inglese per accertare i fatti» e la squadra giallorossa «non ha nessuna responsabilità». Dicono che al Viminale qualcuno ipotizzi che, enfatizzando l’incidente diplomatico con il governo Blair, si voglia mettere in discussione l’assegnazione all’Italia degli Europei 2012, ma per Cento questo non c’entra. Piuttosto, bisogna rivedere i modelli di sicurezza negli stadi basati sulla repressione, ora che il tanto sbandierato modello inglese vacilla. Lui, intanto si prepara a partire per Manchester, con il gruppo di parlamentari che seguirà la Roma nella partita di ritorno. «Sono convinta - dice la Verde Loredana De Petris - che tutto si svolgerà tranquillamente, non parto con paura. All'Olimpico, al di là di alcuni episodi che verranno chiariti, tutto è andato per il meglio. Alla fine i due allenatori si sono abbracciati e gli stessi tifosi inglesi hanno applaudito i loro giocatori. Credo che questo clima di sano antagonismo e di sportività si avrà anche a Manchester».
Nel centrodestra, però, c’è chi critica il modo italiano di contrastare i tifosi d’Oltremanica. Il più deciso è il leghista Roberto Calderoli, che ce l’ha con la polizia. In particolare, con i «troppi tifosi della Celere capitolina». Cita un episodio del dicembre 2006, sostenendo che «vennero gratuitamente pestati» dalla polizia i tifosi bergamaschi dell’Atalanta e si rivolge al prefetto Serra: «Caro Achille, rimuova le mele marce che vogliono comportarsi da ultras, prima che marcisca l’intero paniere». Calderoli torna anche sull’uccisione a Catania di Raciti, riferendosi ad un rapporto da cui risulterebbe che il commissario sarebbe stato investito da un mezzo della Celere in retromarcia. Su tutto, dice, meglio fare pulizia che nascondere «lo sporco sotto il tappeto».
Nell’Unione anche Adriana Spera del Prc parla di «interventi sproporzionati da parte delle forze dell’ordine» e, in sintonia con Cento, critica la «militarizzazione all’interno dello stadio».
Ignazio La Russa di An punta il dito sul Viminale. «Ci sono state sottovalutazione e carenza di organizzazione - dice - se si consente alle due tifoserie di venire a contatto. Qualcosa non ha funzionato se ci sono stati 18 feriti, di cui ben 15 inglesi, colpiti a coltellate». Le sue riserve non sono per la polizia, né per il prefetto Serra, che «è stato lasciato solo a giustificare il comportamento delle forze dell'ordine». Per La Russa, le responsabilità «sono più in alto», cioè del governo e delle forze politiche che, dopo aver «perso tempo con gli osservatori sulla violenza e la sicurezza, con leggi e decreti», non hanno preso i provvedimenti necessari.
Si augura, invece, che il governo inglese «abbassi i toni e non costruisca un caso inesistente» Fabrizio Cicchitto. Il vicecoordinatore di Fi esprime solidarietà ai nostri poliziotti, che hanno dovuto «tamponare la pressione della massa dei tifosi inglesi che voleva investire la vicina curva nord». Tifosi, sottolinea, che avevano già invaso Roma «in chiaro stato di ubriachezza».
Anche Giampiero D'Alia dell’Udc è convinto che sia l'Italia a dover chiedere chiarimenti agli inglesi, visto che la nostra polizia «ha operato correttamente», mentre il governo inglese ha consentito l'ingresso di «simili delinquenti» nel nostro Paese. Le forze dell’ordine, fa eco Giuseppe Celli dello Sdi, hanno evitato «un massacro».
Respingono le accuse alla città e alla polizia i giovani della Margherita, ma al tempo stesso chiedono al sindaco e al prefetto di istituire un tavolo permanente sulla legalità «che coinvolga tutti gli attori della vita cittadina e giovanile». Una proposta che piace a Francesco Giro, coordinatore regionale e commissario romano di Fi: «Chiederò di inserirla nella Carta per Roma che Fi proporrà alla città il 21 aprile».