Polo all’attacco sullo show tv dell’incappucciato

Il centrodestra chiede alla Rai di mostrare la rissa ad «Alice», oscurata dalla pubblicità

Claudia Passa

da Roma

Se anche Alfonso Pecoraro Scanio si mette a fare il «pompiere», c’è davvero di che preoccuparsi. Dopo il parapiglia no-global in diretta tv nello studio di Alice (il nuovo talk show di Rai2 condotto in prima serata da Anna La Rosa), il leader dei Verdi ha commentato il «blitz» dell’«uomo senza volto» in passamontagna arcobaleno al seguito di Simona Panzino senza sbilanciarsi troppo, parlando di «due opposti eccessi: quello del direttore leghista di Rai2, e quello dell’accompagnatore della candidata alle primarie dei no-global senza volto». Pecoraro (ospite del programma assieme a Di Pietro, Mastella, Scalfarotto e Panzino) ha poi aggiunto: «Quello che è successo è stato meno aggressivo della rissa a Porta a Porta tra la Mussolini e la Belillo: in quel caso la trasmissione non fu sfumata».
Mentre infatti Paolo Di Vetta (il «senza volto») si tuffava dal suo posto cercando di fiondarsi sul palco prima d’esser portato via, sugli schermi di mamma Rai compariva la pubblicità. E se Fabrizio Cicchitto (Fi) chiede che il programma sia ritrasmesso in prima serata perché tutti possano vedere «il “mucchio selvaggio” che si è esibito giovedì in una sorta di match di wrestling» e Giorgio Lainati (Fi) sollecita la commissione Vigilanza Rai ad occuparsi del caso, è Adolfo Urso (An) a chiedere la messa in onda del blitz «oscurato» dai consigli per gli acquisti. In piena bagarre politica, nel silenzio assordante dell’Unione, un altro interrogativo è andato infatti montando dietro le quinte di Alice: chi ha deciso di sfumare la diretta mandando la pubblicità con sei minuti di anticipo?
Anna La Rosa era convinta di essere in onda mentre cercava di calmare un Mastella su tutte le furie e la security allontanava il no-global: «Non avrei mai sfumato - afferma -, dal ’54 non è mai stata sfumata una trasmissione di informazione giornalistica».
Anche il regista Andrea Soldani confessa che avrebbe fatto «una scelta diversa»; «non so chi abbia mandato la pubblicità, le valutazioni non spettano a me, anche se non credo sia stata una scelta politica ma dettata da ragioni di sicurezza». Sarebbe stato il direttore di rete Massimo Ferrario, presente in regia, già contrario all’ingresso in studio del «senza volto», a decidere la messa in onda degli spot mentre andava in scena la prova generale delle primarie uliviste che Di Vetta racconta a modo suo: «Sono stato picchiato, eppure il mio intervento in studio col passamontagna era concordato. Non sarei mai andato senza passamontagna, è un impegno che abbiamo preso coi nostri sostenitori. Quando la Panzino si è alzata per darmi la parola mi hanno portato via».
Stessa musica per la Panzino: «Il candidato è stato picchiato - tuona la candidata -, solo perché voleva intervenire e portare la voce della sofferenza».
Sarà. Ma ciò che i due no-global non spiegano sono i cinque giorni di prognosi refertati all’autore Fernando Balestra, colpito alla schiena da Di Vetta che saltava dalla platea verso il palco. Sulla diretta sfumata, Balestra commenta: «Se un alto dirigente ha ritenuto di sfumare avrà avuto le sue buone ragioni. Ferrario è stato coerente, perché era stato l’unico a chiedere che il “senza volto” non entrasse in studio. È stata una scelta di saggezza - prosegue Balestra -, non sappiamo cosa sarebbe successo a telecamere accese. Cavalcare questi fenomeni è pericoloso, ed è grave il buonismo che circonda questo mondo. L’ho detto anche parlando con Pecoraro Scanio: non si può giocare così a fare la democrazia».