Il Polo entra in fibrillazione: Udc spaccata, la Lega apre

Giovanardi contro Buttiglione e Cesa. Bossi soddisfatto: "Il leader azzurro mostra una grande capacità politica". Divisi i cespugli della Cdl: Rotondi e socialisti vogliono confluire, contrario il Pri

da Roma

Visto Carlo Giovanardi, che senza indugi già propone a Casini, Cesa e agli altri amici postdemocristiani, di «sciogliere» anche l’Udc nel popolo o partito della libertà? Sì che l’han letta tutti in Transatlantico la dichiarazione del leader di minoranza dell’Udc, interpretandola come l’avvio allo sgretolarsi della resistenza granitica di Udc e An ai colpi di maglio inferti ormai a ripetizione da Silvio Berlusconi. Ma come è cambiato, lo scacchiere del centrodestra in queste 48 ore di terremoto politico? «È troppo presto per dirlo, la situazione è ancora fluida e ci vorrà del tempo per stabilizzarsi e capire», risponde Guido Crosetto, coordinatore forzista del Piemonte, che sta commentando gli avvenimenti con altri colleghi. Tempo quanto, giorni o settimane? «Certo, se in An si alzano in quattro o cinque a dire: Fini, sai che c’è... E nell’ Udc se ne alzano due o tre a dire: Casini, sai che c’è... Allora ci sarà da divertirsi presto». E quante probabilità ci sono, che questo scenario si materializzi davvero? «Molte, molte», risponde Crosetto che sorride e poi aggiunge, agitando le mani come a impastare: «E se poi ci diamo da fare noi...».
Ecco, forse è già partita la campagna acquisti, certamente montano la preoccupazione e la paura di restar tagliati fuori in An e nell’Udc. Giovanardi sembra non aver remore, si dice «assolutamente interessato» al progetto berlusconiano e incalza: «A Casini e all’Udc dico: dobbiamo essere i coprotagonisti della fondazione di questa nuova formazione. Fini guida un partito di destra e fa le sue scelte, ma se si crea il Partito popolare in Italia, una forza con almeno il 30% dei consensi, non capisco che senso avrebbe l’esistenza dell’Udc con il suo 4 o 6%». È vero, il microfono ufficiale è affidato al segretario Cesa il quale ribadisce che l’Udc «non c’è e non c’era neanche prima» sulla proposta del Cavaliere, e a Rocco Buttiglione che tuona contro la «politica padronale» di Berlusconi. Però, al sito internet di Mario Baccini, uomo al di sopra di ogni sospetto, giungono messaggi ove si legge anche che «per Casini sono gazebi amari». Francesco D’Onofrio invita a fare i conti con la sfida, perché «quella di Berlusconi non è una boutade ma una scelta politica seria». Poi ci sono quanti s’aggrappano solo alla parte del messaggio di Berlusconi che riguarda la riforma elettorale, fingendo di non aver capito che il leader di Forza Italia e Walter Veltroni a tutti i sistemi proporzionali pensano, meno che a quello tedesco. Ma foriera di tempesta per l’Udc, domina su tutto la promessa di Giovanardi: «Io intendo concorrere a questa esperienza».
Da dove muoverà il nuovo assetto (o la frana, se preferite) del centrodestra? An appare ferma e unita, pure Maurizio Gasparri assicura che mai aderirà «al nuovo partito via e-mail». Teodoro Buontempo però, fuoriuscito con Francesco Storace, assicura che «adesso Fini è messo proprio male», e se An non s’affretta ad accettare il Pdl, «perderà su ambo i lati, finendo schiacciato al centro da Berlusconi e a destra da noi». Chi invece s’è riposizionata in fretta, dopo le prime critiche a caldo, è la Lega. Ieri Giulio Tremonti è andato a trovare Umberto Bossi, che si è sentito a lungo anche con Berlusconi. Infine, il leader del Carroccio ha ammesso che l’amico ritrovato «mostra una grande capacità politica», a suo avviso «sta cercando un armistizio per fare la legge elettorale». Insomma, chiarito che la Lega non è interessata al Pdl così come non era interessata al Partito unico, «se serve per rendere più unita l’opposizione è una buona cosa», conclude Roberto Maroni.
Resta da dire dei cespugli. La Dc delle Autonomie è ovviamente più che pronta alla confluenza, «finalmente i moderati hanno trovato l’erede dello Scudocrociato» saluta Gianfranco Rotondi. Anche il Nuovo Psi di Stefano Caldoro si dice «pronto ai processi federativi e unitari». La Destra di Storace tiene alla propria e freschissima identità, confermando però la fiducia in Berlusconi. Il Pri di Francesco Nucara infine, forte della propria storia, «non ha alcuna intenzione di sciogliersi pur mantenendo l’alleanza» nel centrodestra.