Il Polo esulta: abbiamo stanato Prodi

Marianna Bartoccelli

da Roma

Se c’è uno che a metà pomeriggio arriva nel Transatlantico del Senato con l’aria trionfante è proprio Renato Schifani. Il capogruppo di Fi infatti sa di aver vinto su tutta la linea. Prodi verrà a riferire in aula o 24 ore dopo la Camera (come chiede l’opposizione) o la settimana successiva come vorrebbe il premier. E la presenza in aula del ministro Paolo Gentiloni, considerata inutile dall’opposizione, è stata cancellata.
«Credo sia stata fatta una bella battaglia - è il commento del capogruppo azzurro - ma non ritengo di dover enfatizzare eccessivamente i toni trionfalistici: ha vinto il buon senso. Quando vince la democrazia c’è da essere contenti tutti, anche la stessa maggioranza che con imbarazzanti difese d’ufficio ha cercato di sostenere l’atteggiamento strano e criticabile del presidente del Consiglio». Per Schifani la nuova disponibilità di Prodi «dimostra che non c'è nessun matto in Parlamento». Quindi smentisce la dichiarazione del premier («Non è mai successo che un capo del governo abbia riferito a entrambe le Camere sullo stesso tema»): «Berlusconi nella precedente legislatura è stato presente in entrambi i rami del Parlamento nel volgere sempre di 24 ore almeno 10 volte. Il rispetto della prassi parlamentare è una fonte primaria di democrazia» sottolinea. Per Schifani sul caso Telecom, «ci sono tanti aspetti da chiarire: emergono aspetti inquietanti e imbarazzanti che vengono confermati - ricorda - dalla stranezza di un piano mandato da Rovati su carta della presidenza del Consiglio».
Per Gianfranco Fini, leader di An, il dietrofront del premier «è una vittoria del Parlamento. Ma se non fosse stato per la forte iniziativa della Cdl, Prodi avrebbe eluso questo appuntamento». Anche la Lega incassa il successo: «Finalmente Prodi ha capito quanto fosse grave calpestare la Costituzione e, pur non definendo la data, che potrebbe essere anche a babbo morto, per lo meno ha dato la sua disponibilità» ha commentato il vice presidente del Senato Roberto Calderoli. Accusando: «Con questa siamo alla terza versione dei fatti. Ma quando la smetterà di prendere in giro il Parlamento? Nei Paesi civili basta una menzogna per essere messi in stato di accusa. Qui di versioni ne escono una diversa al giorno, eppure lui prosegue imperterrito come se nulla fosse accaduto. L'impeachment si avvicina...».
Soddisfatto anche Francesco D’Onofrio, capogruppo dell’Udc, che rivendica come un successo del suo partito la venuta di Prodi in Senato. «Il presidente Marini ha fatto tesoro del suggerimento che abbiamo dato come Udc. Il presidente del Consiglio può scegliere la data in cui venire, ma come il regolamento prevede, il capo del governo, se la sua presenza è espressamente richiesta, non può delegare nessun altro». Mentre Lorenzo Cesa segretario del partito di Casini ricorda che non è più tempo di «giocare a nascondino». Sulla stessa linea Alfredo Biondi: «Alla fine anche Prodi ha capito che in Italia esistono due Camere. La Casa delle libertà, con la decisione di Prodi di venire in Senato a rispondere sul caso Telecom - sottolinea il presidente del Consiglio nazionale di Forza Italia - ha ottenuto non un successo, ma il rispetto delle proprie decisioni e della Costituzione della Repubblica italiana. Nonostante questo, quella del presidente del Consiglio è stata una resistenza inammissibile».