Il Polo è già pronto alla spallata finale Bossi: il Prof deruba il Nord, ora basta

Dibattito aperto su un governo di larghe intese. Casini: «Opposizione solo in Aula». Non tutto il partito lo segue

da Roma

Ma davvero a sinistra stan prevalendo i tacchini che reclamano con forza il desco di Natale, come dice Adolfo Urso? Probabilmente il coro che grida «o Prodi o morte» non è sincero ed anzi vuole proprio il contrario, tant’è che il centrodestra amplifica l’offerta di un governo dopo la caduta dell’attuale, quello di «larghe intese», che nonostante i gran rifiuti della maggioranza continuano a tener banco. Con diverse sfumature, poiché a destra c’è anche chi di larghe intese non vuol sentir parlare. Larghe intese comunque inserite in un contesto dove la lotta alla finanziaria e la caduta di Romano Prodi son pilastri fondanti e accettati da ognuno. Con gli occhi puntati alla manifestazione del 2 dicembre a Roma.
Pier Ferdinando Casini, che con Giulio Tremonti e Silvio Berlusconi è ormai uno dei padri della proposta di larghe intese, anche ieri è tornato a ribadire che «non sono una proposta politica, ma la soluzione ad un problema». Ora, sulla protesta in piazza, il leader dell’Udc smorza i toni della critica pur continuando a negarsi al 2 dicembre: «Mi sembra che andare in piazza, di per sé, sia un evento democratico se ci si va civilmente, con serietà, con ordine, senza urlare slogan fuori posto. Noi però abbiamo una strada diversa, che è quella di lavorare pesantemente in Parlamento per creare l'alternativa. Questo è il ruolo dell'Udc, che è un'opposizione moderata. Non servono le brutte copie degli altri nel centrodestra, serve che ciascuno parli ai suoi elettori».
Nel suo stesso partito però, si levano voci per coniugare le larghe intese con la partecipazione alla manifestazione contro la finanziaria, rimarcando l’unità della Cdl. Come Emerenzio Barbieri, che non vede «alcuna contraddizione tra l'ipotesi di un governo delle larghe intese e l’organizzazione di manifestazioni per far cadere il governo Prodi. D'altra parte diventa difficile pensare che nell'opporsi al governo Prodi, il centrodestra e l'Udc facciano meno di quanto ha fatto il sindaco Cacciari». Per non dire di Carlo Giovanardi, che propone di discuterne «negli organi dirigenti del partito». L’ex ministro sembra risentito con Casini: «Nel momento in cui persino il sindaco di Venezia, l'ulivista Massimo Cacciari, scende in piazza per contestare i danni che la finanziaria del governo Prodi arreca al Paese, l'Udc deve riflettere bene prima di escludere la partecipazione a grandi momenti di mobilitazione popolare».
Alla manifestazione del 2 dicembre ci sarà però, certamente la Lega. È Umberto Bossi stesso, a dichiarare che «Prodi è convinto di continuare a rubacchiare perché non si può che definire con il verbo rubare quello che sta facendo il governo nei confronti dei lavoratori, delle imprese e della gente del Nord». Dunque, «andremo a Roma a far sentire la voce non proprio suadente della gente che ormai è stanca. Chi governa adesso è interessato al Nord come tutti i governi degli ultimi cent’anni, per sfruttare e portare via soldi, ed è proprio questo che fa diventare inaccettabile il potere politico così lontano e oppressivo di Roma».
Ma torniamo alle larghe intese, Andrea Ronchi, portavoce di An, dice che il suo partito «è aperto a qualsiasi ipotesi» dopo la caduta del governo. Maurizio Gasparri esorta a concentrarsi sulla «accelerazione della caduta dell’esecutivo»; poi, per «una fase di decantazione», si può anche pensare alle larghe intese. Francesco Storace invece, soddisfatto che vengano convocati a Roma «centinaia di migliaia di italiani», auspica che ciò «ponga fine ad ogni ipotesi di governo tecnico o di larghe intese riferito ad un eventuale dopo-Prodi».