Il Polo: «Napolitano ha sbagliato» Il Quirinale: «Ci sono precedenti»

Gasparri (An): «Niente del genere nel nostro governo. Vuole giustificare così le sue scelte»

Massimiliano Scafi

da Roma

Il Quirinale? «Ha sbagliato», dice Renato Schifani. «Farebbe meglio a tacere», aggiunge Roberto Calderoli. Addirittura, secondo Maurizio Gasparri, «mente per giustificare le sue scelte». Dalla Cdl, fuoco sul capo dello Stato per il caso dei ministri «spacchettati» prima del relativo decreto. «Mi dispiace - incalza Gasparri - che sia stato citato un precedente del governo Berlusconi che non c’è: il mio giuramento e quello di Sirchia non avvennero insieme agli altri, ma successivamente, con un atto separato». Dal Colle però tengono botta. Di precedenti, fanno sapere discretamente, ce ne sono addirittura tre, forse quattro, e riguardano tutti il precedente governo. Chi? Niente nomi, per carità, e niente timbri di ufficialità all’elenco che comprende Beppe Pisanu, passato dall’Attuazione del programma all’Interno, Giulio Tremonti, da numero due di Palazzo Chigi all’Economia, Franco Frattini, dalla Funzione pubblica agli Esteri, e Gianfranco Fini, da vicepremier alla Farnesina. E nessuno di loro, a quanto pare, dopo lo spostamento ha dovuto rigiurare sulla Costituzione.
La precisazione è assolutamente informale: il Quirinale infatti, dopo il comunicato notturno con cui ha respinto «polemiche improprie» e ha ribadito il «rigoroso rispetto delle regole», adesso non vuole assolutamente alimentare le divisioni con il centrodestra. Anzi, Giorgio Napolitano, a quanto risulta, ha accolto con piacere le parole di Silvio Berlusconi. A Napoli il leader di Forza Italia ha definto il presidente, «che rappresenta pur sempre il vecchio Partito comunista, una personalità che merita assoluto rispetto». Prendendo per buona la parte positiva del giudizio, il capo dello Stato ha apprezzato il cambiamento dei toni usati del Cavaliere. E anche l’intervento di Tremonti alla Camera durante il dibattito sulla fiducia, quando ha detto «noi rispettiamo il presidente Napolitano, ma la democrazia non è fatta solo di uomini», anche quello è sostanzialmente piaciuto. Per non parlare dell’Udc. «Da parte nostra non c’è nessuna polemica con il Colle», ha puntualizzato Pierferdinando Casini. E Lorenzo Cesa, il segretario: «A Giorgio Napolitano, garante dell’unità italiana e della carta costituzionale, europeista convinto, va tutto il rispetto del nostro partito». Musica, per un capo dello Stato che ha come obbiettivo dichiarato la ricucitura degli strappi e la pacificazione del Paese.
Restano sul terreno le scorie dello scontro con Gasparri. L’ex ministro delle Comunicazioni, il giorno dopo, insiste sulla linea dura: «La presidenza ha citato un precedente inesistente. Il dato politico è che tutto questo è servito a fare aumentare a 25 il numero dei ministri, a incrementare le poltrone e a dar luogo alla spartizione tra i partiti. È spiacevole che il Quirinale diventi teatro della moltiplicazione dei posti senza copertura normativa». Ma dal Colle vogliono circoscrivere l’incidente: il coinvolgimento di Gasparri è stato solo un «equivoco».
Tutto ciò però ancora non basta per spegnere tutti gli incendi. L’altra sera si discuteva di disgelo interrotto, di luna di miele già finita, di ostilità riprese. Ora la situazione è solo leggermente migliorata. Schifani ad esempio, senza entrare nlla parte più politica, parla di sbaglio procedurale: «Quello che è successo è imbarazzante e non trova giustificazione nel nostro assetto normativo. Prodi, uscendo dal colloquio con il capo dello Stato, ha comunicato all’intero Paese la nomina di ministri senza portafoglio che non potevano ancora esistere giuridicamente». Da qui, sostiene il capogruppo Fi al Senato, «l’errore». «Il percorso corretto fu quello del governo Berlusconi, che fece giurare dopo il suo insediamento i ministri interessati, attraverso l’avvenuta costituzione giuridica dei nuovi dicasteri».