Il Polo non molla: nessun linciaggio ma Visco se ne vada

An: &quot;Prodi non minimizzi, non c’è alcun linciaggio&quot;. E Fini aggiunge: &quot;Non si può minimizzare tutto dicendo che è propaganda&quot;. Forza Italia: &quot;E' una questione politica&quot;. <a href="/a.pic1?ID=180855"><strong>Tornano i riflettori su Unipol e il risiko</strong></a> della finanza rossa

Roma - Visco si deve dimettere e comunque, il centrosinistra non può limitarsi a minimizzare la vicenda. Se il governo fa quadrato per evitare che al viceministro dell’Economia tocchi la sorte peggiore, cioè le dimissioni, il centrodestra non molla la presa. E continua a chiedere che alle parole dei generali della Guardia di finanza, seguano i fatti. Il presidente di Alleanza nazionale Gianfranco Fini sembra temere che la maggioranza e l’esecutivo si ricompattino e approfittino delle richieste di dimissioni per chiudersi in un comodo silenzio. «Al di là della mozione di sfiducia - ha spiegato - credo che tutti abbiano compreso che l’unica cosa che il governo non può fare è minimizzare.Equesto perché siamoin presenza di una dichiarazione del comandante generale della Guardia di finanza davanti a un magistrato e di quattro alti ufficiali che sono univoche». La vicenda, quindi, è reale e grave. «O Visco mente o mentono gli alti ufficiali. Non si può liquidare tutto dicendo che è propaganda del Giornaleo un linciaggio mediatico. Non sono indiscrezioni giornalistiche, ma deposizioni davanti all’autorità inquirente e non a caso la Procura di Roma ha aperto un fascicolo», sottolinea il leader di An. Il vicecoordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto arriva direttamente alle conclusioni. E spiega di farlo perché le implicazioni delle deposizioni dei generali sui tentativi di influenzare le scelte delle Fiamme gialle sono soprattutto politiche. «Il tentativo del viceministro Visco di imporre una serie di trasferimenti di alti ufficiali della Guardia di finanza - argomenta - è una questione essenzialmente politica». Quindi, «va affrontata indipendentemente dagli interventi, in un senso o nell’altro, della magistratura ». La conclusione è che l’esponente Ds non può più ricoprire il suo incarico di governo. «Visco - spiega Cicchitto - si deve dimettere perché è inaccettabile che la Guardia di finanza venga sottoposta a questo tipo di pressioni politiche. Che Visco le abbia fatte risulta ormai in modo indubbio. Pertanto, in assenza di un atto di responsabilità del governo, da parte di Prodi e dello stesso Visco, il Parlamento deve intervenire esprimendo il suo giudizio. Ciò riguarda la sfera della politica, che deve rimanere autonoma e sovrana nell’ambito delle sue competenze e non dipendere in alcun senso, né positivo né negativo, da eventuali indagini della magistratura, che comunque verrebbero a collocarsi su un piano diverso». Nella Casa delle libertà c’è anche chi pensa che nella valutazione di Visco, pesino più le sue scelte di politica fiscale. È il caso del leader della Lega Nord Umberto Bossi che, a proposito delle rivelazioni, dice di non essere sorpreso. «È normale - ha spiegato in un’intervista a Repubblica - che un ministro delle Finanze abbia le mani in pasta con la Guardia di finanza. Il problema più grave è un altro: sono le tasse. Visco-fisco. Con un nome così era destino che avrebbe aumentato le imposte». Ese per parte del centrosinistra le rivelazioni vanno lette alla luce delle elezioni amministrative, secondo il centrodestra è semmai il governo che cerca di evitare l’ostacolo in vista del voto. Per Piero Testoni di Forza Italia «Prodi si nasconde di fronte al caso del giorno coprendo il suo quasi-ministro delle Finanze e isolando il vertice della Guardia di finanza. Tenta di copiare la tempra di Salomone ma, gratta gratta, si scopre la solita mortadella».