Il Polo: «Salvati grandi lobby e sindacato»

Polemico Cicchitto. Ronchi: «Giusto rompere certi tabù, ma la liberalizzazione va guidata, non imposta per decreto»

da Roma

Ancora non è in Gazzetta ufficiale, ma il pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni ha già ottenuto almeno un paio di risultati. Per prima cosa ha oscurato, presso l’opinione pubblica, la manovra-bis: una correzione assai modesta rispetto agli allarmi lanciati negli ultimi due mesi. Il secondo risultato è di aver messo a nudo un rimpianto dell’ex maggioranza di centrodestra: «Alcune di queste cose avremmo dovuto farle noi», dicono nella Casa delle libertà. Anche se non manca chi, come Roberto Castelli e Renato Schifani, rileva che Prodi ha voluto colpire le categorie «nemiche», simpatizzanti per il centrodestra, escludendole dalla concertazione.
Secondo Gianni Alemanno, il pacchetto Bersani rappresenta una sfida per il centrodestra. «Bisogna avere il coraggio di ammettere che questa riforma contiene innovazioni che avremmo dovuto fare noi - dice l’esponente di An -, ad esempio gli interventi sulle banche e le assicurazioni. Ma altri interventi, come quelli sul commercio, sui taxi e sulle farmacie hanno il segno di una chiara scelta politica: far pagare i processi di liberalizzazione solo ad alcune categorie sociali, mentre nulla viene fatto contro i monopoli difesi dai grandi gruppi industriali». Alemanno ricorda inoltre che la concertazione non deve valere solo per Cgil, Cisl e Uil, «Certi tabù bisogna romperli per rendere il sistema più competitivo e moderno, ma i processi di liberalizzazione si guidano, non si impongono per decreto», ricorda a sua volta il portavoce di An, Andrea Ronchi.
Quanto di «punitivo» è contenuto nel provvedimento vedrà dunque l’opposizione parlamentare della Cdl. Anche se non manca attenzione nei confronti del pacchetto Bersani. Sul fronte dei falchi c’è Fabrizio Cicchitto. Secondo il vicecoordinatore di Forza Italia, le misure messe a punto dal ministro ds dello Sviluppo sono caratterizzate da «estremismo», e soprattutto non sono state concertate con nessuno. Il tema delle liberalizzazioni, spiega Cicchitto, va portato avanti a 360 gradi, senza coprire gli interessi delle grandi lobby e del sindacato. Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, parla di «provvedimento scintillante all’apparenza», che porterà scarsi risultati e molta irritazione. Aperture piuttosto larghe giungono dall’Udc, in particolare da Marco Follini e dal segretario Lorenzo Cesa, che pure teme che le liberalizzazioni rappresentino uno «specchietto per le allodole», nascondendo altri obiettivi del governo. Il decreto Bersani «va nella giusta direzione - osserva Giorgio La Malfa -, ma nasconde il fatto che il risanamento dei conti è stato sostanzialmente rinviato. C’è una contraddizione evidente - commenta l’ex ministro delle Politiche comunitarie -. Prima si dice che i conti sono in gravissima situazione, poi si rinvia tutto alla Finanziaria». Critiche alle aperture provenienti da alcuni settori della Cdl vengono anche da Francesco Storace, che esprime una posizione più radicale rispetto a quella dei suoi colleghi di An.
Favorevole al pacchetto Bersani il radicale di Forza Italia Benedetto Della Vedova. Mentre i parlamentari e gli economisti della Fondazione Free, vicina al centrodestra (Renato Brunetta, Maurizio Sacconi, Giuliano Cazzola fra gli altri) invitano il ministro Bersani ad avere più coraggio ed estendere l’azione liberalizzatrice a tutti i mercati, anche a quello del lavoro, implementando la legge Biagi, al sistema educativo, abolendo il valore legale del titolo di studio, al pubblico impiego, con la privatizzazione effettiva dei rapporti di lavoro, ai servizi, con la privatizzazione delle utility. «Le liberalizzazioni - dice la Fondazione Free - non devono essere a senso unico per non sembrare una vendetta sociale nei confronti di alcune categorie».
Al coro di sì della sinistra si sottrae, almeno in parte, il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. «La norma che taglia le risorse per l’integrativo nel pubblico impiego - dice - deve sparire».