Il Polo alla sinistra: ecco le prove che era uno scandalo creato ad hoc

Formigoni liquida la tesi del complotto: «Una manovra per distrarre gli italiani dalla Finanziaria». Prodi laconico: la giustizia deciderà

Marianna Bartoccelli

da Roma

Di tono decisamente opposto i commenti del centrodestra e del centrosinistra sull’ultimo scandalo legato alle intrusioni negli archivi fiscali di Prodi e moglie e tanti altri personaggi politici di sinistra, ma anche di Silvio Berlusconi e dei suoi figli. «Spionaggio fiscale, ma chiaramente segnato da movente e finalità politiche, dal sapore golpista modello P2» afferma il deputato dell’Ulivo Franco Monaco. «Una grandissima montatura che serve a distrarre l’attenzione sulla Finanziaria di una sinistra in difficoltà» è la spiegazione invece del presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. E alle accuse di montatura avanzate da quasi tutta la Cdl, Romano Prodi risponde con una battuta: «I magistrati provvederanno; io non giudico: la giustizia farà il suo corso». Di sapore equidistante l’opinione di Gianfranco Fini di An: «Strano Paese il nostro, in cui ogni 15-20 giorni c’è uno scandalo relativo a intercettazioni, pedinamenti, dossier e comportamenti più o meno deviati di questo o di quel servizio». Anche se poi il leader di An risponde a Prodi e al centrosinistra che si sentono vittime di un complotto: «Il tempo sarà galantuomo ed emergerà che non ci sono complotti ma comportamenti illegali». E sottolinea come spesso avvenimenti di questo tipo nel 99% dei casi non reggono a una verifica della magistratura «che dimostra che non si tratta certo di complotti». Fini si chiede inoltre perché «si cerchi di conoscere in modo truffaldino dati assolutamente noti». Non di complotto ma addirittura di «disegno strategico» parla il senatore Nello Formisano, capogruppo dell’Italia dei Valori: «Un disegno strategico che va inquadrato in un’unica regia. Il precedente Telecom, il dossier dei servizi segreti su esponenti della magistratura e politici del centrosinistra ritenuti potenzialmente pericolosi al centrodestra, non mi pare lascino dubbi».
Per il leghista Roberto Calderoli tutta la vicenda invece sembra «uno scandalo costruito ad hoc per creare, presso l’ignaro cittadino, un’indignazione tale da giustificare un’operazione di azzeramento e sostituzione di chi è chiamato a svolgere funzioni di estrema delicatezza nel Paese». Con chiaro riferimento ai servizi segreti, su cui incombe da mesi il cambio dei vertici. Mentre Fabrizio Cicchitto, coordinatore di Forza Italia oltre a dichiararsi «sconcertato per le «informazioni fiscali avvenute a 360 gradi e che hanno riguardato una molteplicità di soggetti, Berlusconi e i suoi figli compresi», pone una serie di interrogativi: «Qual è la ragione non politica, ma sul terreno della procedura penale, per cui della vicenda è stata investita la Procura di Milano?»
E ancora: «In questa storia degli accessi alle posizioni fiscali non solo di Prodi, ma anche di molte altre personalità, si segue il principio di due pesi e di due misure: la magistratura deve intervenire non solo nei confronti di chi ha fatto accertamenti nei confronti di Prodi, ma anche di chi lo ha fatto nei confronti di tutte le altre personalità: non esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B». Al coordinatore di Fi infatti sembra proprio «che ci sia a tutti i livelli, compreso quello giudiziario, un’attività del tutto unilaterale, che può essere solo funzionale a una precisa impostazione politica». Delimita la vicenda ai dipendenti delle Fiamme gialle «che non sono in grado di giustificare il loro accesso ai dati dell’Anagrafe finanziaria», Giorgio Benvenuto, presidente della commissione Finanze del Senato che ipotizza misure severe contro gli accusati, sino al licenziamento.