Polo Soderini, 3mila firme contro il piano

La protesta del Comitato Vivaio Soderini è cominciata in sordina. Lettera aperta, assemblea, una serie di incontri. Poi è stato un crescendo: raccolta di firme (sono a quota quasi tremila), corteo, volantinaggio. Il tutto da giugno a oggi. Da quando cioè sono venuti a conoscenza del progetto che col nome «Il cantiere del nuovo» dovrebbe rivoluzionare i circa 72mila metri quadri di terreno tra via Soderini e via Strozzi e soprattutto le vite di chi in quella zona ci abita.
Dall’inizio. Il terreno è di proprietà della Provincia che occupa attualmente più della metà dell’area con una serie di palazzi e uffici in cui si tengono corsi di formazione. A fianco ci sono circa 23mila metri quadrati di terreno - ex vivaio - sui quali gli abitanti del quartiere da tempo ci avevano messo gli occhi. Il motivo è semplice: è una delle poche aree verdi in zona, l’asilo è su uno spartitraffico, mancano le strutture sportive, non c’è una biblioteca, il centro anziani è ospitato dalla parrocchia. «Questa è una zona che ha una vocazione socioassistenziale - fanno presente Sergio Papetti e Franco Giordano a nome dell’agguerrito comitato -. Il progetto della Provincia sarebbe una vera cattedrale nel deserto, uno spreco di denaro pubblico che priverebbe la zona di un’area verde per fare qualcosa che davvero non serve». Il «cosa», oltretutto non è ancora troppo chiaro, secondo il comitato. Qui dovrebbe trovare posto il polo della formazione legato alla Provincia con annessi e connessi, ma anche il polo dell’innovazione con la Camera di commercio in testa e un mega ipogeo con auditorium da cinquecento posti, parcheggi, sale espositive. «Però l’agenzia dell’innovazione è stato deciso di farla alla Bovisa», spiegano ancora gli abitanti. Questa parte del progetto sembrerebbe in qualche smontarsi». Dunque, si chiedono a cosa serve la realizzazione di questo gigantesco complesso. Perché non ristrutturare e sistemare la parte che è già di proprietà della Provincia e lasciare che l’area dell’ex vivaio resti a disposizione del quartiere? In zona chiedono una modifica del progetto affinché rispetti meglio le esigenze del quartiere.
Per questo motivo stasera il comitato siederà a un «tavolo» insieme con Provincia, Comune, Camera di commercio e gli altri soggetti istituzionale interessati per capire se ci può essere un punto di incontro. È solo un altro atto della protesta. Ma c’è da credere che non sarà l’ultimo.