Il Polo trionfa in Molise, prima spallata a Prodi

Cesa (Udc): governo minoritario nel Paese, il risultato premia il centrodestra e ancor di più lo scudocrociato. I Ds minimizzano la sconfitta: «Questa consultazione non ha valenza nazionale»

nostro inviato a Campobasso

Si dirà che 327mila elettori non sono un valido test elettorale, perché a malapena rappresentano un quartiere di una grande metropoli. E si dirà pure che certo non può partire da una regione delle dimensioni del Molise un segnale politico di rilevanza nazionale. Tutto vero. Se non fosse per il fatto che nelle ultime settimane sono passati da queste parti tutti i big della politica italiana: Silvio Berlusconi (due volte), Gianfranco Fini e Pier Ferdinando Casini per il centrodestra, i massimi vertici del governo per il centrosinistra (il premier Romano Prodi e i due vicepremier Massimo D'Alema e Francesco Rutelli). Insomma, al di là delle più ragionevoli delle considerazioni sul voto molisano, è stata la politica stessa a nobilitare questa tornata elettorale al punto di trasformarla in una sorta di mini-referendum pro o contro l'attuale maggioranza. E i numeri sono impietosi nel certificare il netto trend di rimonta del centrodestra, quello che da giorni Berlusconi va sbandierando sondaggi alla mano. Michele Iorio, infatti, viene riconfermato (stando allo scrutinio di 310 sezioni su 387) con il 55,3% dei voti contro il 44,7% del candidato del centrosinistra Roberto Ruta. Un successo, visto che nell'ultima tornata elettorale - quella delle politiche di aprile - seppure di poco (50,9 a 49,1) l'Unione è riuscita a prevalere sia alla Camera che al Senato.
La vittoria di Iorio è già nell'aria dalle prime ore del pomeriggio, quando ad arrivare sono soprattutto i dati dello scrutinio di Isernia, feudo del presidente uscente. Lo scarto tra i due contendenti arriva già a superare i dieci punti, ma la partita si gioca soprattutto a Campobasso, visto che è proprio nel capoluogo che il centrosinistra è riuscito a concretizzare la vittoria delle politiche portandosi a casa circa diecimila voti in più. Ma che il vento sia cambiato lo si inizia a capire quando arrivano i dati provvisori da Montenero di Bisaccia, paese natale del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Le prime notizie ufficiose, infatti, raccontano di una inaspettata sonora bocciatura del leader dell'Italia dei Valori. Alla fine ce la farà Ruta, ma di soli 300 voti. Si arriva a sera e a Campobasso Iorio sembra reggere e limita lo svantaggio a un punto percentuale. Un risultato, confiderà a notte il senatore di Forza Italia, «di cui avevo sentore ma, sinceramente, non mi aspettavo fino a questo punto». Visti i venti punti di vantaggio che ha nella provincia di Isernia, dunque, quello di Campobasso è il segno inequivocabile che la partita si sta chiudendo a favore di Iorio. Tanto che il presidente uscente decide di presentarsi davanti alle telecamere del Tg4. «Il tempo è sereno - dice con il sorriso sulle labbra - e si annuncia una bella nottata...». Che concluderà tra i festeggiamenti nella sua Isernia. «Quello che mi fa più piacere è che questa volta anche molti comuni di centrosinistra hanno dato fiducia a noi». E poi, sull'eventuale segnale a livello nazionale: «Non so se sia determinante - spiega Iorio - ma certo è un voto che ribalta il risultato delle politiche di pochi mesi fa perché oggi questa regione si sta esprimendo in maniera inequivocabile per il centrodestra. Alla fine ho vinto io e ha perso il premier». Quanto ai voti dei partiti (dopo lo scrutinio di 292 sezioni su 387) Forza Italia risulta il primo con il 21,3%, seguito dalla Margherita (12,1%), dai Ds (10,1%), dall’Udc (9,2%), da An (9,1%) e dall’Idv (8,5%).
Da Roma, a tarda sera si susseguono i commenti soddisfatti degli esponenti della Cdl. «Un voto - dice il portavoce di An Andrea Ronchi - che dimostra quanto sia forte e chiaro il no degli italiani alla politica economica e sociale del governo». Di «sonora bocciatura di Prodi» parla invece il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa che, peraltro, non nasconde una certa soddisfazione per «il trend positivo» del suo partito che «elezione dopo elezione non conosce battute d'arresto». Festeggia anche il segretario della Dc Gianfranco Rotondi che ha più che triplicato i consensi (dal 2,2 delle politiche a circa il 7 di ieri). «Ora - dice - abbiamo la conferma che la Dc non è più un partito bonsai». Minimizza la maggioranza. «Una sciocchezza - dice il coordinatore della segreteria Ds Maurizio Migliavacca - dare una valenza nazionale».