In Polonia è caccia ai preti che copiano i sermoni

La Chiesa denuncia il «furto» di prediche su Internet e minaccia denunce per un reato che prevede anche il carcere

da Londra

Cari preti cattolici attenti a non copiare, la Chiesa vi guarda. E se vi scopre vi multa pure. Sono 28mila i sacerdoti polacchi messi in guardia dalle autorità ecclesiastiche sui pesanti rischi ai quali andranno incontro nel caso in cui dovessero ricorrere ai testi presenti in Internet per i loro sermoni domenicali. Multe salate e denunce che comportano, nei casi più eclatanti, perfino 3 anni di prigione. A rivelarlo ieri è stato il quotidiano britannico The Guardian riprendendo una notizia uscita sui media polacchi subito dopo la pubblicazione di Plagiare o non plagiare, un manuale di auto-aiuto dedicato proprio alla redazione delle omelie scritto da padre Wieslaw Przyczyna esperto dell'argomento all'Accademia Pontificia di teologia di Cracovia.
Secondo il sacerdote, il bignamino antiplagio, venduto al modico prezzo di 8 euro, è nato proprio per combattere un fenomeno che sembra essere molto più diffuso di quanto si pensi, soprattutto in America e in Gran Bretagna. Forse perché ormai investiti anche da molti altri ruoli di natura più sociale che religiosa, sempre più impegnati nell'affrontare altre emergenze, questi poveri preti sembrano essere rimasti a corto di parole e non disdegnano di dare una sbirciatina in rete per recuperare un facile sermone di quelli messi online da alcune chiese per la Messa del giorno dopo. «Una pratica che sfortunatamente è diventata sempre più comune», ha spiegato padre Przyczyna e che forse, di questi tempi, ai non addetti ai lavori sembrerà un peccatuccio veniale. Suvvia, che sarà mai qualche frase presa a prestito perché magari il giorno prima c'erano troppe cose da fare.
La Chiesa però non la pensa affatto così. «Se un prete prende le parole di un altro collega e le presenta come fossero sue senza accennare alla loro provenienza originaria - ha aggiunto l'autore del libro - questa è un’azione non etica e contro le regole dell'autorità. Uno degli intenti del manuale è anche far vergognare i colpevoli e indurli a confessare quello che hanno fatto». Negli Stati Uniti il fenomeno è già così diffuso da essersi meritato un nome, «plagio pastorale» a causa del quale nel 2004 il reverendo Robert Hamm e il reverendo Glenn Wagner rassegnarono addirittura le dimissioni. Entrambi ammisero di aver copiato i loro sermoni. E non è tanto il fatto di copiare un’idea - spiegano gli esperti in discorsi religiosi - perché molto spesso l'ispirazione per il sermone giunge da un pensiero condiviso, quanto il fatto di far proprio il testo di un altro. Insomma, un furto intellettuale, messo a punto secondo le autorità ecclesiastiche soprattutto dai preti giovani soliti a navigare disperatamente in rete, la notte del sabato, colti da una crisi di panico nel momento in cui si rendono conto di non aver nulla di pregnante da dire per l'omelia domenicale.