La Polonia dei manifesti teatrali

(...) Il 9 novembre 1989 cadde il Muro di Berlino che dall'Est comunista cercarono di valicare a costo della vita, anche «a non volerne celebrare la caduta e tanto meno indagare le ragioni ideologiche alle spalle» come ha spiegato Luca Borzani, assessore alla cultura. «Non so se il titolo sia indovinato - ha aggiunto - ma il senso è 'al di là del muro' per riscoprire realtà culturali che poco si conoscevano». Un controcanto da Jarek Micolajewski, direttore dell'Istituto Polacco di Cultura a Roma, che ha ricordato il 1981, il momento delle speranze di libertà stroncate, quando l'arte pubblica si rifugiò in chiesa e per le strade, dove viveva - immune da censure - il Manifesto Teatrale. Il Manifesto scelto a simbolo della Mostra, tra i 200 esposti, è Satyricon (1991) di Walkuski, un dissacrante sberleffo. «Lele Luzzati, fuoriuscito in Svizzera al tempo delle leggi razziali, leggendo allora la rivista Graphis, non ha mai dimenticato di affermare che i suoi maestri sono stati i polacchi dei Manifesti. Perché i Manifesti Teatrali Polacchi - ha precisato Sergio Maifredi con Danièle Sulewic e Corrado d'Elia, responsabile del progetto - erano opere d'arte, libri da leggere. Il Manifesto di Sobol il qualcosa di giallo in fronte all'uomo non si decifra, se non si sa che è la stella di David». Tra le manifestazioni in corollario si vedrà Katyn del regista Andrzej Wajda; nella X Sala un'installazione di Danièle Sulewic, una svendita di magazzino di teste seriali a ricordare 12mila ufficiali, uccisi a Katyn dai Russi.
Monica Bulaj ricerca il mondo delle minoranze religiose ed etniche, il substrato bizantino delle chiese orientali, l'identità ebraica un tempo così viva. Nel viaggio in foto, dal Mare di Barents fino ad Israele, propone un'Europa dello spirito ormai immaginaria. La prima foto è «Mar Bianco», imbarco per le isole Solovki con un monastero trasformato in gulag. «Ecco la forza luminosa che rapì Nansen, Barents, Nordensnoeld - scrive - e si portò via milioni di deportati».
Sabato al Ducale alle 18, il triestino Paolo Rumiz, che ha collaborato con lei con foto e disegni: suo l'indimenticabile Vento di Terra sull'Istria e Fiume con prefazione di Tomizza.