La Polonia licenzia il premier Trionfo per il liberale Tusk

Gli exit poll condannano Jaroslaw Kaczynski, discusso gemello del presidente della Repubblica

da Varsavia

In Polonia gli elettori licenziano il discusso premier Jaroslaw Kaczynski, il gemello del presidente della Repubblica Lech. Gli exit poll non lasciano dubbi sul successo dello sfidante Donald Tusk, leader del partito di opposizione Piattaforma Civica (Po). La formazione liberale è accreditata del 44,2% dei suffragi, contro il 31% ottenuto dal partito di governo (Pis). Il Po sarebbe pertanto in grado di formare il governo da solo.
«Oggi sono l’uomo più felice del mondo»: con queste parole Donald Tusk, il leader liberale vincitore delle elezioni polacche, ha salutato e ringraziato i suoi elettori. «Sono felice - ha aggiunto - non solo perché ho vinto ma anche perché ai seggi ho incontrato i miei elettori che sorridendo mi hanno detto di credere che in Polonia si starà meglio».
Tusk ha voluto ringraziare - insieme a tutti quelli che lo hanno votato - in particolare Wladyslaw Bartoszewski, l’ex ministro degli Esteri che ha appoggiato il Po nella campagna elettorale. «È stata la notte più lunga della mia vita», ha aggiunto il premier in pectore. «Voglio che tutti, anche gli avversari, si sentano a casa loro».
Le centinaia di sostenitori al quartiere generale del Po, al termine dell’intervento del futuro primo ministro polacco, hanno intonato il tradizionale «Sto Lat, Sto Lat» (Cento anni, Cento anni), il canto tradizionale dei compleanni, e alla fine l’inno nazionale polacco «Jeszcze Polska nie zginela» (La Polonia non è ancora morta).
Tusk, 50 anni, di aspetto aitante rispetto ai goffi gemelli al potere, storico di formazione, è originario di Danzica come lo scrittore Premio Nobel tedesco Günter Grass con cui condivide anche radici che risalgono ai Casciubi, il popolo che per secoli ha abitato in quell’area sul Mar Baltico al confine fra Polonia e Germania. Già una volta Tusk provò a misurarsi con uno dei gemelli, alle presidenziali del 2005, vinte però dal rivale Lech Kaczynski. I nonni di Tusk, carpentiere e liutaio, si sentivano polacchi ma con la guerra del 1939 divennero cittadini tedeschi e uno di loro, Jozef Tusk, fu chiamato alle armi nella Wehrmacht, l’esercito di Hitler. Questa rivelazione è stata molto probabilmente all’origine della sconfitta del leader del Po alle presidenziali.
Dalla metà degli anni ’70 Tusk ha militato nell’opposizione che diede poi vita, nell’80, al sindacato libero Solidarnosc di Lech Walesa. Licenziato per attività contro il regime comunista, Tusk lavorò assieme ad altri colleghi per sette anni come operaio specializzato nella manutenzione delle ciminiere delle fabbriche. «È stata una dura scuola di vita che mi ha insegnato il senso di responsabilità», ha scritto Tusk nel libro Solidarietà e orgoglio. Dopo la svolta democratica in Polonia del 1989 fu uno dei protagonisti della trasformazione verso l’economia di mercato e nel 1991 fondò il partito Congresso Liberale Democratico (Kld).
Tre anni dopo il Kld si unì al partito dell’ex premier Tadeusz Mazowiecki e nacque l’Unione della libertà (Uw). Nel gennaio 2001 fondò la Piattaforma Civica che alle elezioni a settembre entrò in Parlamento con il 12,7% (65 deputati), a differenza dell’Uw che non superò la soglia del 5% e rimase fuori. Nel 2003 Tusk divenne presidente del Po e alle politiche del 2005 il suo partito, col 24,14% (133 deputati), arrivò secondo rispetto a quello dei Kaczynski Diritto e Giustizia (Pis) col 26,99%. Il Po si rifiutò di entrare nella coalizione di governo con il Pis diventando la principale forza di opposizione.
Appassionato di calcio, Tusk gioca a pallone con gli amici. È sposato e ha una figlia, che è arrivata in finale nella versione polacca del programma Ballando con le stelle.