Una poltrona per Moggi È derby fra Inter e Milan

Franco Ordine

La triade si divide, non emigra. La triade, nel calcio italiano, è composta da Roberto Bettega (la bandiera), da Antonio Giraudo (il manager di ferro), e Luciano Moggi (il re del calcio-mercato). Hanno retto per anni, sotto le insegne di Umberto Agnelli, le sorti della Juventus cogliendo risultati di grande pregio (scudetti in sequenza, una coppa Campioni - è il loro cruccio -, una Intercontinentale, e altri trofei internazionali) senza mai ricorrere all’azionista per ripianare il bilancio. Hanno saputo fare di conto ricavando dal calciomercato il sostegno finanziario indispensabile.
«Nessuno è incedibile» è diventato il loro slogan. Così sono rimaste emblematiche le operazioni Vieri e Zidane, il primo ceduto nel fiore degli anni all’Atletico Madrid per 36 miliardi dell’epoca, il secondo passato al Real Madrid alla cifra record di 140 miliardi con cui fu sovvenzionata l’operazione rilancio, il ritiro di Buffon e Thuram dal Parma, con l’aggiunta di Nedved dalla Lazio. Solo nelle ultime due stagioni il bilancio juventino (a causa dell’avvento di Capello che ha chiesto e ottenuto la conferma di Trezeguet e gli onerosi ingaggi in sequenza di Ibrahimovic e Vieira) ha preso a segnare in rosso.
La triade è giunta a scadenza di contratto. E sono cominciate le grandi manovre. Roberto Bettega è destinato a restare nella Juventus del futuro: ha incarnato la storia, è considerato il cordone ombelicale con la tifoseria. Potrebbe essere anche l’unico a restare in sede. Di sicuro al suo fianco non avrà più Antonio Giraudo, l’amministratore delegato. L’azionista ha provato a sondare il terreno e ad avviare una trattativa per il rinnovo ma ha trovato la porta chiusa. «Bisogna vedere se Giraudo vuole restare» ha segnalato il presidente della società, l’avvocato Franzo Grande Stevens all’ultima assemblea Fiat. Giraudo ha scelto, da tempo, di separare il proprio destino dal club torinese e anche dal calcio. Il manager si dedicherà al settore immobiliare (epicentro della nuova attività, la Russia). Al calcio potrà tornare tra qualche anno, nel caso di successo della candidatura Italia agli Europei del 2012: occuparsi del comitato organizzatore e del progetto per l’allestimento di qualche stadio nuovo, costituirebbe il magico completamento dell’attuale missione manageriale alla Juventus.
Ancora incerto è invece il destino di Luciano Moggi: resterà nel calcio e non è scontato che possa cambiare indirizzo. Alla Juventus lo aspettano. Cambierebbe lo scenario, l’intesa con Giraudo è stata perfetta, da scoprire quella col nuovo ad, Blanc. Nell’attesa di decidere, Moggi si è messo sul mercato. E ha puntato su Milano. Ha fatto visita prima a Massimo Moratti, proprietario dell’Inter, poi a Roma ha incontrato Silvio Berlusconi, azionista del Milan.
Il primo vertice è passato quasi sotto silenzio ed invece è quello che ha prodotto, fin qui, il risvolto più concreto. Perché il patron nerazzurro ha offerto al boss del mercato un contratto con tanto di cifra e di mansioni descritte nel dettaglio: Moggi diventerebbe il numero due effettivo dopo Moratti, con Facchetti presidente di bandiera, e potrebbe lavorare in autonomia sul fronte della squadra, scelta dell’allenatore, acquisti e cessioni, collaboratori da assumere nell’area tecnica. Tenuto conto dei rapporti tempestosi tra i due, Roberto Mancini e il suo staff sarebbero costretti a lasciare Appiano Gentile, anche se sotto contratto per un altro anno.
Nell’incontro di via dell’Anima, a Roma, non si è parlato né di Abbiati e nemmeno di improbabili candidature politiche in vista delle elezioni del 2006. «Gli ho consigliato di restare fuori dalla politica» una delle confessioni pubbliche rese sull’argomento da Silvio Berlusconi la notte di Milan-Juventus, a San Siro. Verissimo. Hanno parlato però di un eventuale incarico al Milan, sotto il diretto controllo di Adriano Galliani, da diciannove anni al fianco di Berlusconi.
Si è trattato di un sondaggio, cauto, molto cauto, effettuato col consenso dello stesso Galliani, e dallo sviluppo ancora incerto. Sul fronte rossonero non comporterebbe ribaltoni. A Milanello non cambierebbe granché: Ancelotti ha già lavorato e bene al fianco di Moggi a Torino e Ariedo Braida, legato da fraterna amicizia con Galliani, si dedicherebbe al rilancio del settore giovanile. In questo caso la mossa milanista si potrebbe leggere al modo antico, strappare alla concorrenza interista un fior di collaboratore. Dopo Natale l’annuncio: sarà Moggi a sciogliere il nodo.